lunedì 27 gennaio 2014

L'inizio

E' parecchio tempo che non tengo una pagina personale in italiano. Ho deciso di riaprire questo spazio, che non è l'unico in cui scrivo, quando ho visto il blog della mia modella preferita, e leggendo i suoi pensieri personali ho sentito il desiderio di riavere uno spazio dove scrivere di me. Ma partiamo dall'inizio. Avevo già uno spazio intitolato 'Seeing Emptiness', ma l'ho cancellato dopo circa un anno perché ci caricavo le mie foto più vecchie, che non mi rispecchiano più per alcune ingenuità di fattura, non per la loro essenza. 

Intanto cosa vuol dire questo titolo. 'Seeing Emptiness' ... Michelangelo Antonioni diceva che occorre vedere il vuoto se si vuole capire la realtà, e di questo infatti parlano i suoi film. E' un po' quello che faccio io con la mia fotografia. L'ho imparato da Daido Moriyama, a catturare e lavorare su un frammento di realtà come se contenesse qualcosa d'altro che ognuno può vedere e interpretare a modo proprio. Ricordo ancora la fatica che ho fatto dalle mie parti, di notte, perché volevo gli spazi nudi, e sentirmi nudo anche io, come mi ha ferito, anche se è stato utile e non è detto che sia finita. 

E' un po' come quando ti innamori, e quel volto meraviglioso si innesta su un tuo malessere, e devi andarci a fondo perché se non vuoi quel male devi anche rinunciare a quella bellezza. Sarà per questo che Antoine D'Agata si innamora delle donne che fotografa, e che, come dice lui, in quel circolo vizioso trova la sua felicità. Che bello che abbia tenuto un workshop con giovani ragazzi di scuola in Francia, e abbia dimostrato così il senso del suo lavoro anche in una dimensione più quotidiana. 

Ho fotografato un'amica che è anche attrice durante un suo spettacolo, e ho provato una emozione molto forte mentre editavo quel suo volto che si dissociava da un altro sé sotto le accuse dei due poliziotti, o almeno io sentivo così la scena mentre lavoravo a quell'immagine. Ho sentito così tanto la profondità di quel dolore, anche per come l'ho catturato, da essermene quasi spaventato, tanto è vero che per la prima volta dopo tanto tempo ho lasciato alcuni scatti di lei a colori. 

La sera stessa ho potuto divertirmi, sempre con la mia macchina, a una jam session di ragazzi che suonavano blues e funk, senza ricordarmi se non la mattina dopo, sul tardi, che quel riff di basso era Chameleon di Herbie Hancock. Ho difficoltà col mio doppio, quello profondo, quello che mi tiene a galla e cui succhio le energie come un parassita, perché l'ho amato e ora ci vivo in sinergia. Devo riuscire a valorizzarlo, e non so cosa gli occorra sempre, più amore, più soldi, più droghe - io non ne faccio uso - più stimoli, più grana pellicola. 

Cerco di fare i conti con la mia bisessualità, anche a quarant'anni mi è ancora difficile fare i conti con la doppiezza che mi sono spesso visto attribuire, con come è stata esaltata o minimizzata, nei confronti di me stesso ho un rapporto molto pacificato e quello cui tengo di più è trovare qualcuno con cui instaurare un dialogo tra anime, di quelli che riempiono le pagine di On The Road di Kerouac, che è un romanzo che ho dovuto rileggere a trentanove anni per poter apprezzare fino in fondo. 

Quel contatto tra anime è come un balsamo, è come quando improvvisamente le parole nascono spontanee perché quello che respiri dell'altro sa di buono, di bello e di vero, perché l'altro con cui stai comunicando ha qualche santità, come scriveva Kerouac, qualche elemento che lo porta ad avere una visione intuitiva della realtà, e non per frammenti, e improvvisamente ti trovi a condividere il senso - quel famoso 'they' o 'he' 'got'. Che è come dire 'I got the Blues', perché è una sensazione che viene da dentro, come il duende di Llorca. 

Vorrei fare un regalo a una presenza preziosa in questo senso, farle sentire che è sulla strada giusta per l'illuminazione, per comprendere, per accettarsi, per raggiungere i propri obiettivi. Mi stupisce sempre come quel che mi colpisce mi spinge a fare, a fare qualcosa di nuovo, e allora vorrei tornare ad essere generoso, ma sopratutto mi manca quel contatto intimo con un altro essere umano che non ha nulla della sessualità eppure è profondo come un amplesso, come anche i miei sogni mi hanno più di una volta rivelato. In questo momento il senso dei miei giorni è riuscire a portare a qualcuno quel dono. 






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