giovedì 12 giugno 2014

Rosso, di' Sera

Mi sto dedicando da un mese a un reportage fotografico dedicato a soggetti transgender, e oltre che dedicarmi al loro mondo sto imparando, guardando la realtà tramite il filtro che mi ha fornito questa mia ricerca, a notare cose nuove, cose che mi lasciano spiazzato, cose che mi è dispiaciuto di trovare così vere, ma che lo sono. Penso ad esempio a quella mia amica mezza indiana – che è stata anche mia compagna per un certo periodo circa dieci anni fa – che ogni volta che ci sentiamo si lamenta di quanto gli arabi, come dice lei, vivono di sussidio alle spalle degli italiani. Lei che è capacissima di intrecciare relazioni e amicizie senza barriere, vive di questa schizofrenia concettuale imposta da un modo di pensare che conoscevo bene, perché ha attecchito anche nella mia famiglia, ma che non credevo così diffuso.

Ricordo quando tempo fa lessi una intervista all'attivista Arundathi Roy, rimasi molto colpito dal fatto che, pur provenendo da una famiglia benestante, fosse stata molto attratta da ragazza dai paria, dalle classi più umili, tanto da dedicare tempo e energie alla costruzione di rapporti di amicizia con queste persone, perché mi sono ricordato di quello che mi diceva questa mia amica, che da ragazza attirava le ire del proprio genitore perché frequentava situazioni simili. E mi sono scoperto a riflettere su come l'intelligenza ci fa cercare amicizie al di là delle barriere, al di là di quanto il mondo in cui viviamo ci dice essere lecito, e anche che quelle barriere e pregiudizi possono frenarci, o indurre in noi ragionamenti distorti, come è successo alla mia amica.

Ripenso a quello che passava in televisione sotto forma di dibattiti pseudopolitici poco prima delle elezioni europee, e ricordo chiaramente di aver visto almeno quattro o cinque volte nell'arco di poche settimane Matteo Salvini parlare della necessità di fermare l'immigrazione clandestina perché in Italia ci sono milioni di disoccupati e quindi perché dovremmo dare da mangiare a gente straniera quando non abbiamo nulla da dare alla nostra gente, ma non ho visto nemmeno una volta un deputato della lista Tsipras spiegare cosa intende il suo gruppo per 'altra Europa'. E penso a questa guerra dei poveri, a questo odio fomentato attraverso i mezzi di comunicazione che ha colpito anche la mia amica ibrida, la mia amica meticcia, infettandone il modo di pensare. E penso a quanto è pericoloso e subdolo questo atteggiamento, che ci allontana dal capire chi è veramente nostro nemico, e che fomenta vittimismo, come ho avuto modo di scoprire sta accadendo sia in Italia che in Francia.

Qui i WASP, diciamo così, gli eterosessuali bianchi, sono indotti dalle associazioni cattoliche col loro 'svelare' gli attacchi alla famiglia naturale, dalle istituzioni col loro pressappochismo e la loro disattenzione verso i problemi che non riguardano le loro caste, dagli attacchi xenofobi verso le diversità razziali, a sentirsi vittime impotenti. Gli omosessuali vogliono mettere su famiglia come noi, gli stranieri vivono a colpi di sussidi che noi nemmeno ci sogniamo, i transessuali chiedono di farsi operare a spese dello Stato mentre noi abbiamo lunghe liste d'attesa per un semplice controllo, nessuno ci tutela, siamo abbandonati. Il grido dell'uomo bianco e eterosessuale, sano e medio borghese, è 'a suon di tasse e di diversità ci stanno abbattendo', un urlo di Munch contro cui poco si può fare, e infatti anche la mia amica, sentendo sulle proprie spalle il peso del suo essere a metà europea, cede alle lusinghe delle sirene. Poco importa se è proprio nelle famiglie così come esistono oggi che si consumano le peggiori, brutali nefandezze. Perché una vittima, a furia di sentirsi tale, si deve sfogare. Se avete avuto un vicino di casa violento con la moglie o con la compagna, ora sapete di chi è la colpa. Quella vera.

Come un altro ragazzo, che ho conosciuto su un treno cinque anni fa, con una croce celtica tatuata su un braccio. Lui era stato in galera per omicidio colposo, ne era uscito e si era avvicinato a gruppi di estrema destra. Perché lo tutelavano, mi diceva. Tradotto, se lui si sentiva nervoso ad andare in giro dato i suoi trascorsi e portarsi dietro un coltello lo faceva sentire più sicuro, gli amici di estrema destra quel coltello glielo legittimavano – mentre gli altri, le persone normali, a lui comunque lo evitavano, perché in un certo senso lui era ancora più vittima di loro, e questa cosa la avevano tutti ben presente. Un gatto che si morde la coda, incoraggiato a stringere più forte le ganasce da parte di chi desidera avere qualcuno che faccia numero, la cui presenza legittimi certe prese di posizione.

Una morsa stretta, anche perché viviamo nel paese del 'volemose bene' e se non vuoi bene a chi è vittima – anche se si tratta di un bene di circostanza, certo, poi ognuno a casa propria - rischi di passare per nemico, per quello che fomenta l'odio. Ci hanno insegnato bene, dopo il 2001 di Genova – altro che Kubrik! - che chi sta a sinistra critica senza essere propositivo, ce lo hanno insegnato a suon di manganellate e fumogeni, e la gente ha imparato. Me le ricordo bene quelle critiche alla sinistra, a quell'epoca, quanta gente con cui lavoravo allora – mi occupavo di auto mutuo aiuto, e proprio sul G8 un ragazzo con problemi psichiatrici aveva scritto, per un giornalino che pubblicavamo, un articolo alla cui apparizione i volontari cattolici, e sedicenti di sinistra, si erano opposti con forza, tanto che non vide mai la luce, come certe denunce al personale infermieristico e a maltrattamenti nei confronti di una paziente – ci teneva a 'fare sentire la propria voce' conformista. Anche perché l'ospedale di zona ci metteva parte dei soldi per le nostre iniziative, e insomma si faceva un po' il gioco del servo, altrimenti si faceva come me, che a un certo punto me ne sono andato.

Di recente un mio amico attore mi ha scritto che se continuo a coltivare i miei lapsus, le mie manie, i miei buchi neri in un paese dove persino Pier Paolo Pasolini provava attrazione fisica e intellettuale per i Sanbabilini, resterò solo come si sente solo lui. Onestamente non è questo che mi interessa, se devo dirvela tutta. Siamo tutti soli, questa è una cosa che ho iniziato a verificare da ragazzo, e solo a costo di forzature, da giovane, sono riuscito ad alleviare questo senso di pena, fin quando non ho smesso di commiserarmi e ho iniziato a prendere in mano le redini della mia vita anche pagandone di persona il prezzo, ma vivendo anche delle belle storie d'amore, ad esempio. Mi preoccupa di più che in questi ultimi due anni io abbia messo mano solo a un paio di gruppi musicali nel mio tempo libero, e questo perché ogni volta che prendo in mano un mezzo di comunicazione che trasmette musica, indipendentemente dal genere, sento che quello che viene fuori dagli altoparlanti per lo più è finto, educato ad essere carino e disimpegnato ma in un senso diverso dall'essere semplicemente apolitico. Infatti quando sento vecchie canzoni, che siano quelle di Bjork o dei 99 Posse, dei Tiromancino o del WuTangClan, poco importa, alla fin fine mi commuovo, perché ci sento dentro una urgenza espressiva che è esattamente la mia.

Parlando un po' di cose transgender – sul mio progetto non vi anticipo nulla perché vedrete tutto a tempo debito – mi sono ritrovato sotto il fuoco incrociato di diverse mie domande, di tarli che da tempo mi rodono, sotto forma di persone concrete, di amicizie che con le loro affermazioni hanno riaperto vecchie ferite e le hanno fatte respirare. Mi capita spesso di incontrare persone che da un certo punto di vista mi parlano di un profondo, di una natura umana, di connessioni più ampie con la realtà di quello che leggiamo tutti i giorni sulla stampa o che vediamo in televisione, dove al massimo si parla dei miracoli di Padre Pio perché al nostro retaggio cattolico non possiamo rinunciare. Io ho studiato buddhismo per sei mesi in una scuola tibetana, ho studiato un poco di counseling e di Alexander Lowen, ho letto Jung, ho una amica attrice che mi deve spiegare quali sono le forze maschili e femminili con cui crea i propri personaggi teatrali, eppure troppe volte ho notato come tutte queste risorse siano imbrigliate.

Non è un mistero ad esempio che i primi monaci buddhisti consideravano il percorso di illuminazione come distacco dal mondo – quel distacco dal mondo che per molte sette è strumento di manipolazione – e che la famosa compassione che riallaccia i rapporti dei monaci col mondo è stato un concetto introdotto in India secoli fa su pressione dei brahmini, i preti indu che, pressati dal potere politico dell'epoca, temevano che i monaci potessero diventare una nazione nella nazione. Pensateci ogni volta che leggete un testo del Dalai Lama, perché se leggete che l'uomo ha due strumenti per rapportarsi alla realtà, il cuore e l'intuizione, e che il cuore è costituito dai sentimenti che ci legano a tutti i nostri simili mentre l'intuizione è la comprensione immediata della natura impermanente della realtà, non crediate di trovarvi di fronte a concetti religiosi, frutto di una evoluzione dell'animo dell'uomo: siete invece di fronte al frutto di una contrattazione costata lacrime e sangue. Del resto un monaco direbbe che un transessuale, ad esempio in Thailandia, non è altro che un uomo che in un'altra vita è stato particolarmente libertino, e che quindi in questa vita è stato punito con questa forma di vita 'ambigua'.

Leggo sul blog di una modella che seguo con grande interesse perché ha colpito violentemente la mia fantasia qualche mese fa, e non intendo la mia fantasia da maschio alfa, di una energia erotica che non è di tipo sessuale, ma che è una energia intima, vitale, quella del battito del nostro cuore e dei nostri piedi che assimilano energia dalla terra, e sono sostanzialmente d'accordo con lei; adesso potete capire perché ha colpito così tanto la mia fantasia, e non intendo la mia fantasia da maschio alfa. Io ci credo. Non possiamo essere cinici e pensare che ciò che ci viene dato in pasto sia la verità, che quello che conta è ciò che appare, poco importa che sotto sotto si debba vivere di compromessi che ci staccano sempre di più da noi stessi, ma nello stesso tempo dobbiamo anche sapere che ogni volta che entriamo nel regno del 'profondo' non ci troviamo ad avere a che fare con un regno perfetto e ideale, sganciato dal mondo dell'apparire e dai compromessi. Quel mondo profondo ha dei legami molto stretti con il mondo delle apparenze, che lo ha costretto, compresso, mutato, altro che rimodellamento del corpo umano da parte della tecnologia chirurgica.

La vera RCS, o riconversione dei caratteri sessuali, è avvenuta proprio nel mondo dello spirito, e vorrei scriverlo all'inglese, the world of the spirit, perché almeno lo spirito sarebbe, o potrebbe essere, quello di Albert Ayler; capita a volte di morire come un cane quando si cerca di essere se stessi, ma a quel livello vi dico anche che ogni volta che mettevo un metacrilato di Albert nel lettore CD io non ero così convinto che lui fosse morto, se quello che esprimeva era così vivo. Il mondo della cultura, il mondo spirituale, sono stati i primi mondi a subire il peso dell'ideologia vittimista e aggressiva di cui vi parlavo sopra. Se dovete leggere un libro, vi consiglio di leggere un libro scritto negli anni Novanta, per non dire scritto negli anni Settanta. Ma già negli anni Novanta si trova tanta roba buona. Cecità di José Saramago, ad esempio, che è un libro geniale sopratutto per il suo bellissimo finale, vi sfido a leggerlo e a capirlo. Io ho smesso di essere cattolico da lì. O tutto il teatro di Sarah Kane ad esempio. Non ho più trovato un'altra artista come lei, capace di frugarsi dentro le cicatrici per dire cose vere. Oggi lo abbiamo forse disimparato, e non è un caso, noi siamo i veri monaci tibetani, quelli cui è stato ritorto il cervello, ecco perché molti italiani ad esempio partecipano a manifestazioni per la liberazione del Tibet. Questione di cuore e intuizione, come direbbe il Dalai Lama, solo che non tutti vi diranno la verità com'è, perché è stata una lotta subdola, violenta, e molti di noi sono saltati sul carro del vincitore perché faceva comodo.

Due parole ancora sulla mia professione di fotografo. Ho realizzato, stando a contatto con i soggetti delle mie foto, una cosa che sapevo già, ovvero che la fotografia può essere un'arte subdola. Ho sentito miei colleghi richiedere un albo professionale, come all'epoca del fascismo – domanda: ma se un giovane di Quarto Oggiaro o Secondigliano volesse esprimersi e coi vostri parametri non può, allora che si fa, lo si condanna al fine pena mai? Non ci avete pensato che se vi siete condannati a essere fotografe donne che per fare fotografie ai matrimoni debbono trattare con preti misogini – parole loro, non mie, è per colpa vostra e del mercato della fotografia? Lungi da me il voler passare per personaggio contro, perché non ho tempo da perdere con queste cose all'italiana, ma alla fine ho il sospetto che un fotografo di moda potrebbe avere con le sue modelle un rapporto più sincero di quello che potrei avere io coi miei soggetti 'borderline'. Voglio dire che il fatto che io mi stia occupando, per ora, di un certo tipo di soggetti non è una garanzia di schiettezza del mio lavoro. Ho letto di un fotografo che è stato in Bosnia e ha fotografato una ragazza che correva sotto i proiettili dei cecchini, a rischio di prendersene qualcuno. E' stato redarguito dai suoi amici, quando è rientrato nel bar da cui era uscito non appena sentiti i primi colpi.

Da un certo punto di vista, sento che loro avevano fatto bene. In questo articolo, il fotografo ricordava le domande che aveva in testa mentre scattava, e nei confronti di quel modo di fare fotografia io per ora nutro una sensazione ambivalente. Sto prendendo parte ad alcuni incontri istituzionali sulla prostituzione perché mi piacerebbe mostrare la vita quotidiana di una puttana, lo scrivo così con tono polemico, in polemica contro il rinchiudere un percorso esistenziale in uno schema sociale, perché la 'nuda vita' va sempre al di là della rappresentazione e fotografare una puttana, lo scrivo così in polemica contro la rappresentazione del corpo umano in fotografia e il suo utilizzo delle luci da studio per tracciare una lettura psicologica del volto, la luce a 45 gradi per le donne e quella laterale per gli uomini, mi permetterebbe di far vedere cosa è la realtà, e di spazzare via con un click tutti i discorsi con cui quotidianamente copriamo il nostro attuale destino, a meno che non facciamo qualcosa, di vittime violente.

Ma se hai quell'approccio al reale, se hai quel pungolo che ti spinge, come ce l'hanno molti miei colleghi, a volte ti trovi come la protagonista del romanzo di Saramago: appena smetti di guidare i ciechi, quando loro recuperano la vista, la perdi tu. Ma il gioco vale la candela, perché il gioco è uno degli impulsi e istinti primari di un essere umano, quello di vedere i propri simili vivere una vita più degna, migliore, e di dare il proprio contributo. Non credo che siamo in pochi a giocare questo gioco. Credo al contrario che siamo in molti – alcuni li ho incontrati in queste settimane di frequentazioni fotografiche – e che chi non sente quel pungolo, quella domanda dentro, è perché gli è stata seppellita dentro da una marea di discorsi e giochi di società distorti. Bisogna stare quindi molto attenti, per essere sé stessi.


Ad esempio io, come accennavo, non credo che un fotografo di moda sia più superficiale di un fotografo di reportages. Io ho visto modelle intrattenere rapporti di amicizia con i loro fotografi, vedersi un film assieme, ridere durante una sessione rivedendo gli scatti, scambiarsi emozioni che sono vere, reali. Credo che sia possibile andare a fotografare una realtà scomoda perché il mercato lo richiede, e lasciarne perdere altre perché il mercato non è particolarmente interessato. State attenti, le immagini non sono mai neutrali. Credo anche che le polemiche su Photoshop siano finte, perché un fotografo vecchio stile sceglieva le sue pellicole e le sue carte fotografiche con lo stesso atteggiamento di un fotografo digitale che sceglie di utilizzare le curve di regolazione per rendere un cielo più drammatico. Credo infine che conti molto il cuore, questo organo che ogni tanto ci può tradire, ma che quando lo fa ci dice sempre la verità, e infatti mi innamoro sempre di ciò che ha un cuore, come credo ognuno di voi che è arrivato alla fine di queste righe. 



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