giovedì 26 giugno 2014

Sulle tracce di Mauro

Mauro Rostagno è stato sociologo e giornalista. Ha fondato, assieme ad altri, Lotta Continua, un movimento politico su cui si è detto di tutto come è 'buoncostume' italiano da mezzo secolo almeno, se non da prima. E' morto vittima di un attentato mafioso, lui che da giornalista contro la mafia lottava strenuamente. Ha fondato nel frattempo una comunità terapeutica per tossicodipendenti seguendo i principi degli Arancioni di Osho, di cui ha fatto parte con la sua compagna dell'epoca e con la figlia.

Di lui mi ha sempre colpito molto il fatto che la ricerca della verità non fosse solo un fatto politico o sociale, ma anche un fatto personale. Negli anni Sessanta e Settanta negli Stati Uniti i movimenti di liberazione per i diritti civili della popolazione di colore sono stati decimati dalle rappresaglie governative e dalle droghe, ma a questo destino i musicisti creativi di colore erano scampati, proprio perché essi avevano seguito una strada simile.

Io e Mauro, fosse ancora vivo, avremmo una passione in comune, ovvero la musica dei Led Zeppelin. Del gruppo musicale inglese sono stato fan quando avevo circa vent'anni, e ne conoscevo tutti i dischi. Il suo modo di mettere assieme la ricerca giornalistica, la sperimentazione e la creazione di spazi sociali – la comunità Macondo oltre che Saman – la denuncia delle attività mafiose e l'indagare uno spazio intimo, spirituale, mi sembrano a loro modo qualcosa che manca al mondo di oggi.

Abbiamo Roberto Saviano, cui voglio molto bene, che rischia tanto quanto ha rischiato Mauro. Ma non abbiamo più nessuno che leghi la ricerca dell'estasi, anche se chimica o artificiale, al bisogno di sperimentare se stessi. C'è stato un periodo, negli anni Novanta, in cui certe forme di consumo erano state legate tramite studi antropologici per nulla superficiali a certe forme di sciamanesimo, a un certo bisogno di avere aperture su mondi interiori. Poi il nulla. Un certo modo di ragionare è andato perso, credo con dei danni, perché a dire il vero nemmeno di droga si parla più molto – come non si parla per nulla di nuove forme di AIDS di cui si sa anche se non ci sono strumenti di prevenzione, né cure, e quindi nemmeno si fa informazione, girano solo voci molto allarmanti.

Non possiamo essere così ciechi da pensare che l'informazione sia neutrale. Oggi si parla solo di crisi economica dagli schermi delle televisioni, ma se ne parla per tacitare qualsiasi forma di pensiero non univoco. Se ne parla solo per reiterare, cioè rendere fattivo, un certo stampo vittimistico cui accennavo nel mio ultimo post. Su tutto il resto si tace. Evidentemente in questo momento gli italiani devono solo pensare al portafoglio vuoto, e a null'altro. Io ho deciso di fare un altro gioco, e mi sono messo alla ricerca. Qualche anno fa ho studiato lamaismo tibetano per sei mesi, e mi sono tirato indietro per una certa svalutazione del corpo e della sessualità, che credo sia il limite di tutte le religioni organizzate.

Ma leggendo Osho (“Yoga: Amore e Meditazione”, testo che potete trovare in tutte le librerie e la cui lettura devo ancora completare), che Mauro conosceva bene, ho visto rinforzato sia il mio interesse per le religioni orientali che i miei dubbi. Mi piacerebbe discuterne con Maddalena, la figlia di Mauro, che per ora non ho la possibilità di raggiungere, ma non è detto che in futuro le cose possano andare diversamente. Mi piacerebbe molto, infatti, dialogare con lei. Partiamo intanto da una cosa che scrive Osho e che a me piace molto, perché è parte della mia ricerca sin da quando ero ragazzo.

“Torna indietro e scopri il volto che avevi prima di nascere: quella è la verità. […] Non appena sei diventato parte di una famiglia, sei diventato parte di una bugia. Non appena sei diventato parte della società, sei diventato parte di una bugia ancora più grande. Tutte le società sono menzogne: imbellettate, ma pur sempre menzogne. Devi cercare il volto che avevi prima di venire al mondo, la verità originaria. […] Bisogna continuare a eliminare: tu non sei il corpo in perenne mutamento, non sei la mente e il flusso incessante di pensieri, non sei le emozioni che vanno e vengono. […] Quello che resta sempre nascosto dietro tutto ciò è la verità”.

Un semplice esercizio di meditazione consigliato da Osho consiste nell'accentuare le pause tra l'espirazione e l'inspirazione. Quelle pause in cui non entra né esce il respiro sono paragonabili a piccoli istanti di morte, di lontananza dalla vita, e in esse c'è la possibilità di avvicinarsi a esperire il divino. Io ho sempre provato un interesse profondo per tutto ciò che ci indica che le costruzioni cui apparteniamo, quelle sociali, i nostri stessi affetti, costituiscono in parte almeno una menzogna, che dobbiamo controbilanciare con una ricerca della verità più personale. Smettere di credere, sospendere la nostra credulità nei confronti di ciò che sentiamo tutti i giorni, è un po' come interrompere il respiro, ma è salutare, ci premette di avere un atteggiamento più distaccato, e almeno in potenza ci permette di guardare un po' più oltre.

Chi 'spegne' la parte cosciente del proprio cervello con sostanze di vario tipo in fondo cerca di fare proprio una operazione di questo tipo, a meno che non si tratti delle nuove droghe chimiche che invece ti buttano con più forza nella realtà, ma proprio per sganciarti da tutto ciò che ti fa da cuscino, da tutto ciò che ti trattiene, impedendoti di andare al di là di ciò che hai vicino e che spesso ti lega, ti trattiene in una quotidianità uniforme fatta di finte certezze. Una prostituta può far uso di droghe per andare al di là dei suoi rapporti coi clienti, le permette di assaporare dell'altro rispetto al proprio essere sfruttata. Dei ragazzi possono utilizzarla per andare al di là della routine quotidiana. Se hai quel tarlo, se hai bisogno di andare oltre, di sapere di più, in qualche modo farai. Non puoi tradire la tua natura. Ma oggi come oggi non esistono discorsi condivisi per andare al di là dell'efficienza (nel senso di forza-lavoro, o di sudditanza sociale) che la società ti richiede. Cosa fai nella tua vita privata per raggiungere un tuo livello di soddisfazione è solo affar tuo, nessuno se ne occupa più – né mai se ne è occupata la religione in Italia, se non per darti un cuscino in cambio di alcuni favori sociali, come ad esempio votare per determinate forze politiche.

C'è quindi un deserto che ognuno riempie come può. C'è chi queste cose le capisce benissimo e si dedica al counseling piuttosto che a forme avanzate di conoscenza che legano l'energia quantistica e un certo modo di intendere la fisica allo sviluppo spirituale. Ma non sempre mi sento di avallare questo tipo di ricerche, per il motivo che chi non ce la fa viene lasciato indietro, e per paura. Il mondo della spiritualità non è un mondo puro, lo scrivevo anche l'ultima volta, e pare che a livello globale chi non ce la fa venga lasciato sempre e comunque solo, in uno spazio di penombra che è l'unico dove possono succedere delle cose perché gli spazi 'aperti' sono controllati e quindi lì si ha paura ad agire, ma in questi spazi di penombra si assiste solo o quasi esclusivamente al consumo di una forma di violenza, dove qualcuno è trattato come oggetto, e non c'è più nessuno che narra o guarda a quegli spazi, come se della violenza da consumare dovesse per forza essere lasciata ad agire, come se non si potesse dominarla, e allora ecco che è meglio lasciare che essa venga consumata lontano dai riflettori. Tanto noi per decreto siamo tutti vittime, e non è giusto che le vittime che stanno peggio vengano mostrate, tanto noi non possiamo fare nulla quindi meglio non vedere.

Una cosa del genere tra l'altro l'ho ritrovata anche in Osho. Che a un certo punto se la prende con quelli che chiama 'i comunisti', quelli che accusano sempre il mondo di andare per il verso sbagliato, con un atteggiamento che secondo il saggio indiano è di sollievo agli individui perché evita loro di guardarsi dentro e di stabilire che se non assaporano pienamente la vita la colpa è solo loro. Io trovo pericoloso questo atteggiamento. Diritti fondamentali per tutte le categorie di cittadini sono ancora lontani dall'essere raggiunti, in Italia ma non solo. E' un discorso molto complesso, ma lasciare per definizione all'individuo la ricerca della propria felicità è tanto arbitrario e violento quanto ricercarla solo e esclusivamente a livello politico – e qui potete anche leggere, quindi, come la penso rispetto ai dibattiti sul cosiddetto 'comunismo di stato': la verità sta sempre nel mezzo. Cercare la felicità tutti assieme è stata sempre una delle aspirazioni dell'uomo, solo che dopo il crollo del muro di Berlino ce lo hanno additato come peccato, e gli unici posti dove cercare sono, guarda caso sempre e solo di domenica, la messa di papa Francesco o gli stadi.

La morte è più profonda della vita, dice Osho. Sospendi il respiro, sospendi il regime delle tue appartenenze, alla famiglia, alla socialità, osserva il sé. Aggiungerei però di non sganciare il sé dal desiderio, perché con desiderio io non intendo la bramosia. Anche se trovo fuorviante il bisogno di sganciarsi cosi tanto da sé stessi. Ritengo anzi che oggi, in regime di società liquida, come si dice, questo bisogno di sganciarsi sia già stato realizzato, e che una bramosia anche stupida possa essere invece un modo con cui almeno il tuo corpo, il livello più 'basso' ma non 'sordo' del nostro essere, ci dice che un qualche tipo di legame lo abbiamo, lo vogliamo.

Sarebbe interessante riuscire a legare i nostri interessi più veri e inconfessabili, se tali sono, con la nostra parte cosciente. Non intendo dire la coscienza come la intendiamo tutti ('non hai un po' di coscienza'?), ma la coscienza come quella parte di noi che sa che cosa vuole. Che non è quella parte di noi che si conforma. Anche un disturbo, una disfunzione, sarebbero salutari, ci direbbero qualcosa del nostro essere nel mondo, di ciò che non sopportiamo, di ciò che potremmo cambiare. Io non credo che la pace nel qui e ora, senza pensare al futuro o al passato, siano l'obiettivo ultimo della spiritualità orientale. Ci vengono venduti però come tali perché quando noi compriamo un prodotto spirituale, un libro, un corso di meditazione, spesso c'è stata a monte una contrattazione col potere, uno smussare gli angoli.


Essere soddisfatti di sé stessi nel qui e ora in fondo può essere, lo sapeva bene Pasolini, un modo per legarsi a un ego – e come potrebbe non essere così in occidente, per restare ai luoghi comuni – mentre l'insoddisfazione è un tarlo che va coltivato, andrebbe coltivato sempre. Per questo ho provato molto interesse per Mauro, che ai tossicodipendenti insegnava a non passare esclusivamente dal tempo della droga al tempo del lavoro, a scegliere tra due performatività come se una fosse il mondo della perdizione e l'altro quello della salvezza, ma a coltivare se stessi, e nello stesso tempo lottava per affermare la verità, per combattere la criminalità, gli inquinatori. Che poi ognuno di noi a suo modo possa essere 'colluso' col potere e che per questo dobbiamo imparare a denunciarci al nostro tribunale interiore – e costruirne uno – è una cosa che ormai abbiamo imparato tutti a fare – il potere ha reso questo tribunale interiore un meccanismo perverso, dobbiamo riconoscerlo come tale quando è così e ribaltare la situazione, ma sopratutto non dobbiamo avere paura di avvicinarci l'uno all'altro seguendo il filo dei nostri veri desideri, e di contribuire a cambiare la società in meglio seguendo sempre quel filo.  


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