sabato 9 agosto 2014

Alla Ricerca del Ladro

"Creare non è un gioco un po' frivolo. Il creatore si è impegnato in un'avventura terribile, che è di assumere su di sé, fino in fondo, i pericoli che corrono le sue creature"

- Jean Genet


Foto dell'8 agosto 2014
E così mi ritrovo con Giovanni a riflettere su e a parlare di Jean Genet. Gli porto un disco di Patti Smith, perché voglio che senta questa donna che canta come se fosse un uomo. Pochi giorni dopo mi aggiro per i paesi in cui in questo momento mi trovo a vivere per rubare qualche scatto, e trovo ad esempio un manichino – dopo aver visto le foto di Atget i manichini sono nel mio immaginario come uomini o donne minus, che possono dirci qualcosa su di noi proprio per questo – e ne trovo uno di una sensualità che sembra apparentemente lontana dalle vite della gente, qui. Spazi non urbani discretamente benestanti, votati al lavoro, alla famiglia e ai figli. Spazi piccolo borghesi. Di questi tempi, poi.

Inizialmente avevo remore a guardare le foto di Araki vivendo in spazi come questo, mi suggerivano la decenza di certi scrittori erotici provinciali, e infatti a casa ho il suo catalogo più pornografico, quello più vivo, come certi graffiti che ogni tanto trovo sui muri, che sono veri e propri inni alla rivolta. Quando ero ragazzo ricordo che i graffiti mi sembravano tutti e inevitabilmente di destra. Ho scoperto il mio essere di sinistra vivendo in città infatti. C'è un centro anarchico che è una vecchia fabbrica dell'Alfa Romeo dalle mie parti, che non ho mai frequentato perché temo di trovare persone che si riconoscono in base a una appartenenza che a me non è mai sembrata legittima.

Giovanni, che non sapeva nemmeno chi fosse Alexis Tsipras prima che gliene parlassi io due settimane fa, mi dice 'tu attraversi il comunismo come metafora, sei intelligente, oggi che senso ha parlare di falce e martello, o di svastiche?'. Ho già scritto del perché secondo me alcuni soggetti possono sentirsi 'tutelati' dai gruppi di destra, e del fatto che ritengo questa situazione un problema sociale, chi si sente estromesso cerca simboli, succede ancora oggi. Certo che solo chi è di sinistra – non solo, ovviamente, ma principalmente - si occupa di certi diritti. Non certo Mara Carfagna con la sua proposta di rendere reato penale la prostituzione, ad esempio, sia dalla parte delle prostitute che dalla parte dei clienti. Fortunatamente ci sono stati gli scandali sessuali in cui il suo leader partitico e allora capo di governo è stato coinvolto a mandare all'aria tutto.

Io, per dirvi come la penso sull'argomento, sarei per il modello neozelandese, con in più un permesso di soggiorno per le donne straniere che lavorano sulla strada. Abbiamo l'esempio di Venezia, teniamocelo stretto. Sto ascoltando Patti Smith in questi giorni dicevo, i dischi vecchi, e sono immerso nei miei ricordi dei libri di Genet, anche perché la mia discussione con Giovanni mi ha messo in moto una serie di processi personali, di ricordi, di pensieri. Ricordo ancora la prima volta che ho visto Querelle di Fassbinder ad esempio. Era circa il 1998, o il 1999. Avevo trovato una videocassetta del film in edicola. Era la versione italiana, quella con le scene più esplicitamente erotiche tagliate. Ma era stata una visione molto, molto intensa. Querelle era diventato uno dei miei film preferiti.

Foto dell'8 agosto 2014
Il quel periodo avevo visto anche Crash di David Cronenberg, che per qualche tempo è stato il mio film preferito in assoluto. Avevo iniziato a leggere Baudrillard, il suo libro Lo Scambio Simbolico e la Morte, perché volevo saperne di più. Poi negli anni ho 'frequentato' la body art, gente come Marina Abramovic e Marcel.lì Antunez Roca, e ci ho capito di più. Il saggio di Baudrillard è interessante – forse il suo libro migliore – ma troppo 'politico', a me di queste figure, del personaggio di James Ballard, del personaggio di Genet, aveva colpito di più la tensione esistenziale. Potrei anche aggiungere la 'scoperta' dei masochisti di Gilles Deleuze, che 'l'inconscio non è strutturato come un linguaggio come dice Lacan ma come due linguaggi', ma non voglio disorientare troppo chi mi legge. Diciamo che avevo scoperto l'ombra, come direbbe Jung, e i modi per accedervi, come ho scritto qualche tempo fa anche qui, in Erotothanatos.

Ma di Genet poi ho letto diverse cose, ho letto Querelle e ho letto Il Miracolo della Rosa, ho letto la sua biografia Ladro di Stile di Edmund White, mi sono appassionato della figura di Angela Davis che di Genet è stata amica, in un periodo in cui ho amato molto il jazz newyorchese degli anni Sessanta, così come del cinema di Nagisa Oshima, in particolare il suo L'Impero dei Sensi. E' bello sottrarsi alla socialità per un poco godendo di un film come Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene, che per me rappresenta l'uomo che si sottrae al proprio ego come fanno gli orientali, ma in un percorso tutto occidentale di negazione della razionalità, della dialettica. In ogni incontro o scontro di discorsi, in ogni crash, c'è un discorso, quello di chi è minoritario, che soccombe, che viene assimilato, soggiogato.

Come spiega Jacques Lacan, 'padre' della psicanalisi strutturalista, in questo gioco servo-padrone il padrone non sa nulla del proprio desiderio, mentre il servo sa tutto del desiderio del padrone. Sono entrambi degli alienati, uno votato a servire, l'altro votato all'eccesso, alla violenza. Il messaggio veramente rivoluzionario di certa arte contemporanea, del Novecento – oggi viviamo sulle macerie, c'è stata una implosione nel mondo dell'arte, dettata dalla paura dell'emarginazione - è stato il tentativo di ritornare all'uomo privandolo del linguaggio strutturato, l'opposto di quanto si fa in psicanalisi svolgendo il sintomo in forma linguistica: Bacon e la sua logica della sensazione, il teatro della macchina attoriale di Carmelo Bene, ma anche la fotografia di Antoine D'Agata, che è un reportage meno il fotografo come lavorante che diventa diario intimo, interiore, per mezzo del desiderio come dispositivo, che echeggia certi scritti di Pasolini, Petrolio su tutti, romanzo sul 'male', sull'uomo che si libera del desiderio per diventare potente, magari anche per venire proclamato santo, e che è l'esatto rovescio dell'al di là del bene e del male di nietzscheana memoria. Pier Paolo lo sapeva.

Oggi la dialettica servo-padrone impera indisturbata, qui in Europa si parla di crisi, orde di bravi cittadini gridano ai nostri politici 'dateci il lavoro', cioè la schiavitù retribuita, i poliziotti che hanno collaborato all'operazione Mare Nostrum si sono presi la tubercolosi, che è la vendetta del reale per il nostro rifiuto delle 'contaminazioni' di cui si parlava tanto negli anni Novanta, la spiritualità e l'erotismo, che per certi versi coincidono, e hanno coinciso in molti casi nell'arte del secolo scorso indicandoci una strada per la conoscenza dell'essere umano – il famoso 'inconscio' nasce all'incrocio tra le due strade, come sapevano bene Carl Gustav Jung e Sabrina Spielrein, non ostante il loro cortocircuito, il loro sovraccarico sensoriale e sociale – sono diventati lingua morta. In realtà c'è una modella che ne parla, e io ne sono un grande fan infatti.

Foto dell'8 agosto 2014
Perché lì c'è il cuore dell'arte di Jean Genet. Ho fatto degli scatti ieri, e anche un paio di giorni fa. Quando premo l'otturatore mi lascio indietro tutto, mi dimentico di chi sono, mi dimentico delle mie emozioni, mi dimentico delle mie sensazioni, mi dimentico della mia storia, mi dimentico di tutto, persino di fare belle foto, e inspiro energie metafisiche che mi portano in un'altra dimensione, una dimensione dove persino il deserto può fiorire in quanto deserto, e diventare vivo, palpitante, avere radici, nutrirsi, distendere i propri petali e lasciarsi accarezzare dal vento. Un manichino può mostrare tutta la sensualità del rigore, un fiume può confondersi con lo sciabordìo della vegetazione e presenze quasi umane possono popolare una stazione ferroviaria. E' il regno dello smarrimento, ed è importante praticarlo, sopratutto oggi.

Jean Genet è nato a Parigi nel 1910: E' figlio di una prostituta, che muore quando il giovane scrittore ha appena sette mesi. Viene allevato da una famiglia medio borghese, a soli dieci anni inizia a rubare, a reiterare piccoli reati che lo portano nei circuiti dei riformatori, fino a che a tredici anni arriva nel penitenziario di Mettray, dove inizia a scoprire la propria omosessualità e, a quanto mi dice Giovanni, a godere del proprio scoprirsi oggetto erotico. Si arruola nella Legione Straniera, viaggia in Siria, fa dentro e fuori dalle galere vivendo di furti e prostituzione omosessuale. Notre Dame des Fleurs, un romanzo autobiografico, una volta pubblicato a spese dell'autore attira le attenzioni di Jean Cocteau e Jean Paul Sartre.

Affascinato dalla santa trinità dell'omosessualità, del furto e del tradimento, il cui percorso iniziatico descrive nei suoi romanzi, Genet negli anni Sessanta si avvicina a certi movimenti di liberazione come le Pantere Nere e, più tardi, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Nel 1982 è il primo occidentale a entrare a Chatila, dopo i massacri delle milizie cristiane alleate con Arafat. Vive da vagabondo girando per diversi hotel fino a che non muore per un tumore, lasciandoci romanzi, opere teatrali e un bellissimo film che si intitola Un Chant D'Amour, la cui visione vi caldeggio visto che si trova facilmente in rete.

Per il suo spettacolo teatrale Le Serve, Genet avrebbe voluto che le protagoniste venissero intepretate da due ragazzi. Come scrive Jean Paul Sartre in Santo Genet, Commediante e Martire: “il suo obiettivo era mostrare la femminilità senza femmina, mostrare una irrealizzazione, una falsificazione della femminilità, … e così radicalizzare l'apparenza […] come sogno impossibile di uomini in un mondo privo di donne”. Mi ricordo che quando avevo visto per la prima volta Querelle avevo pensato alla descrizione di una società omosessuale, dove l'uomo rifiuta di relazionarsi con l'altro ma dove in questo rifiuto si potrebbe trovare il principio per ricavare l'altro da se stesso.

Foto del 6 agosto 2014
Interessante, in un mondo che ancora oggi rifiuta agli omosessuali dei diritti, come quello di sposarsi civilmente, in molte nazioni, pensare che forse gli omosessuali sono l'ombra della nostra società, ci mostrano tutto quello che non vogliamo vedere e forse per molti funzionano come prisma. Ho fotografato un ragazzo che si è prostituito qualche settimana fa, agli arresti domiciliari per piccolo spaccio. Non vi posso mostrare ancora il suo volto perché fa parte di un mio progetto più articolato la cui conclusione ho rimandato a dopo le ferie estive.

Sono un cretino – da chrétien, cristiano – che ha visto la Madonna, come direbbe Carmelo Bene. L'ho vista in molti miei soggetti, in molte delle persone che ho incontrato in questi mesi con la mia macchina fotografica. E alcuni dei miei soggetti si sanno. Sanno di essere l'avanguardia di un mondo nuovo, un mondo fatto di sperimentazione di sé e consapevolezza. Altri non lo sanno, non si sanno, perché nessuno ancora glielo ha fatto notare. Non ho potuto farlo nemmeno io, il che la dice lunga su come le strutture linguistiche in cui siamo immersi propaghino come le onde in uno stagno il discorso del servo e del padrone.

Con alcuni dei miei soggetti non sono riuscito a parlare da uomo libero a uomini liberi. Per questo avevo interrotto quel progetto che riprenderò a settembre. Con altri, il discorso soggettivo regge fino a quando non incontrano l'altro che li esclude, che li limita, che gli dice, ad esempio, 'tu sei transessuale, smetti di lavorare qui e vai a battere'. Ognuno di noi può essere il discorso del padrone per qualcuno di questi soggetti. Non credo nella neutralità: chi si fa i fatti propri, è parte del problema quanto chi esclude. Questo vale anche per chi soffre di disagio mentale, per chi è senza tetto, per chi lavora in strada o indoor. Anche se, particolarmente in quest'ultimo caso, occorrerebbe ascoltare direttamente i soggetti, chiedere loro che cosa vogliono, e intanto applicare politiche di riduzione del danno, di aumento del loro potere e della loro sicurezza sociale.

Ma per attuare tutto ciò, per avere la sensibilità giusta, occorre stare loro vicini, come ha fatto Genet. Bisogna stare dalla loro parte, ed essere, diventare un po' come loro. Capire cosa ci accomuna, in cosa le loro e le nostre vite sono simili. Per farlo, occorre smettere di ascoltare il padrone, chi ci mette in riga e ci sussurra, nella notte, con un linguaggio più che amoroso, un perbenismo che attecchisce nella nostra paura di non essere più accettati. Noi non siamo neutrali. Potremmo essere colpevoli. Occorre abbandonare una posizione che non ci spetta di diritto, e riassumere la nostra, reimpadronirci del nostro desiderio.





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