venerdì 1 agosto 2014

Magia Nera

Autoritratto, dalla
serie "Imponderabilia"
"Che tu possa essere amata fino alla follia" 

- André Bréton

Ho rivisto lei ieri. Siamo stati assieme per sei mesi circa, dodici anni fa. Poi non ci siamo più sentiti fino a poco prima che mi trasferissi a Londra, anche lì per circa sei mesi. Io avevo tenuto delle cose che testimoniavano il nostro rapporto, un diario che tenevamo in comune, delle foto, delle poesie che mi aveva scritto. E' un po' il mio buco nero, il posto dove di solito non vuole guardare nessuno, e dove io invece per sei mesi ho attinto a piene mani conoscenza di me stesso senza limiti.

Lei era selvaggia quando aveva diciannove anni. Selvaggia e dura. Ma anche fragile. Cercava amore, non si accontentava di quello che aveva attorno. Qualche maschietto tentava di approfittarsene, qualche volta anche in maniera pesante. Quando queste cose accadevano, lei regolarmente si trovava sola, dopo. C'è chi ha il radar per captare la sfiga e si tira indietro. Io mi ci sono sempre buttato come un topo sul formaggio.

Perché come scrivevo l'ultima volta, ho sempre voluto capire se l'amore è più forte della morte. E per capirlo, la morte devi affrontarla. Un ragazzo la aveva quasi costretta a prendere della coca. Quasi costretta a fare sesso. Si erano conosciuti in una discoteca, una sera. Lei era lì con un altro ragazzo che le aveva fatto una scenata perché si era messa a parlare con dei tizi seduti in un tavolo a fianco al loro. E lei si era messa a ballare con questo tizio. Le sfighe non vengono mai sole.

C'è un mondo intero fatto di uomini che si arrabbiano se la propria donna dice loro 'non mi hai ancora fatto godere una volta'. C'è un mondo intero fatto di persone che, se hai subito un incidente in macchina da bambina, se sei rimasta in coma per un anno, e hai problemi di memoria a breve termine a causa di quell'incidente, ti considera una rompicoglioni, se cerchi amore e felicità e non ti accontenti di quello che ti danno. Per me questi due mondi coincidono, e mi fanno entrambi paura. Li ho sempre combattuti. Erano i mondi verso cui mio padre era ossequioso invece, per non avere problemi, perché era inutile provare a farli ragionare, meglio adeguarsi. Anche per questo siamo rimasti anni senza parlarci.

Certe volte lei mi telefonava, la sera tardi. Aveva litigato coi genitori, e non voleva rimanere in casa. Restavamo fuori tutta la notte, fumavamo qualcosa – sì, fumavamo qualcosa, con buona pace del ministro Giovanardi - e ci facevamo compagnia fino alla mattina dopo. Era tarda primavera, non faceva freddo, potevamo indossare una maglietta leggera. Scrivevamo poesie, ce le leggevamo, ci influenzavamo a vicenda con pensieri e immagini. Ma non solo. Facevamo moltissimo sesso. E abbiamo ricordi diversi di quelle relazioni, io e lei. Per me è interessante, è come se lei avesse fatto sesso con un altro uomo, che potrei essere comunque io. Non sento menzogna nei suoi racconti. Semplicemente mi parla di un io diverso da quello che conosco. Per questo continuo a frequentarla, dopo tanti anni, e ora che lei ha un altro compagno, perché voglio sapere come mi vedeva, visto che lei spesso mi parla di quel periodo, voglio sapere come mi percepiva. Chi ero per lei. Per scoprire chi sono.

Sento che il nostro rapporto ora lascia che dal mio profondo sorga una specie di magia nera, qualche tesoro sepolto dentro di me che attende solo di venire scoperto. Ho provato a farmi dei ritratti oggi, ma lì dove sento, non vedo ancora. Per questo ho deciso di arricchire questo post con dei ritratti che mi sono fatto tempo fa pensando alla Nadja di Bréton. La nostra magia nera è stata molto viva. Ricordo che i primi tempi che ci vedevamo un giorno mi aveva detto che mi avrebbe fatto vedere com'era veramente. Per un istante ho visto in lei una specie di divinità indiana, con qualcosa di maligno dentro. Lei se ne era accorta, e si era messa a ridere.

Comunicavamo a un livello empatico molto forte, ma io avevo dei filtri razionali che si sovrapponevano a quello che ci comunicavamo e mi facevano soffrire. Non ero ancora libero come sono adesso. Però quella è stata un'ottima scuola. Avevo bisogno di una persona così, di dieci anni più giovane, con cui inizialmente pensavo a un rapporto diverso, non una relazione d'amore, perché pensavo che la differenza di età ci avrebbe penalizzato. Ma a pensarci bene, aveva un senso. Io volevo sapere che cosa fosse davvero l'amore.

E per saperlo, dovevo mettermi in una situazione dove non sarei potuto stare tranquillo. Eravamo molto simili inoltre. Penso che anche lei avesse dentro di sé quella domanda. Ieri mi ha detto di aver studiato nel Tantra che se si trattiene un orgasmo invece che sfogarlo, quell'energia diventa creatività. Una cosa che ho sempre sospettato anch'io, anche senza aver studiato Tantra. E' una persona molto intelligente. Non capisco cosa ci faccia per queste strade, in mezzo a questa gente. Nella mia testa, lei dovrebbe stare da un'altra parte.

Nella mia testa, lei è una poetessa che pubblica le sue poesie. Le ho detto di cercarsi un editore, tempo fa, ma ha celiato, forse perché teme che una come lei, una persona normale che scrive poesie, non abbia possibilità di essere riconosciuta in circuiti commerciali dove chissà quale è il criterio di scelta per diventare una scrittrice famosa. Probabilmente devi solo rispecchiare chi ti pubblica. E lei, come me, non è avvezza agli esercizi di narcisismo. Io leggendo i suoi lavori ho sempre avuto la sensazione che avesse talento ma che dovesse iniziare a scavare di più nel dolore per essere vera. Non so se adesso lo faccia, non sto leggendo le sue ultime cose, se ancora scrive.


In un mondo come quello in cui vivo è strano avere una relazione con una persona così. E' strano fare fotografie a dei senza tetto, a delle persone che stanno in una comunità psichiatrica, a delle prostitute – tutti lavori che non so quando vedrete pubblicati, sono in varie fasi di gestazione – ma per me è una strada per imparare qualcosa su me stesso, sul desiderio, su quello che siamo tutti. Dobbiamo guardare in faccia le persone più nude tra noi, e imparare, attraverso la lente che ci offrono, a guardare noi stessi e quello che siamo. Ci serve per spogliarci di tutti i ruoli di cui ci hanno vestito 'da adulti'. Perché noi non siamo quello che ci dicono, noi non siamo ciò in cui l'abitudine ci ha insegnato a rispecchiarci. Dobbiamo tutti scoprire chi siamo veramente. Lei è una delle mie luci.



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