domenica 3 agosto 2014

Sole nero

“Le emozioni non hanno simpatia per l'ordine fisso” - Yukio Mishima


Autoritratto
Ero molto contento ieri notte. Su una emittente televisiva nazionale hanno trasmesso tantissimo materiale sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, di cui ieri era l'anniversario. Ho visto un mondo che non esiste più, che un po' mi appartiene perché a quell'epoca io avevo sette anni e ho un vago ricordo della notizia dell'assassinio di John Lennon data al Tg2, quello socialista che guardava sempre mio padre, un'epoca per cui ho provato tantissima nostalgia. Anche perché è l'atmosfera che ho respirato leggendo, anni dopo, Pasolini e Mishima. Una giornalista interroga, la mattina dopo la strage, dei ragazzi che sostano vicino alla stazione di Bologna. Sono ragazzi che, a loro stesso dire, sono lontani da casa per una sorta di ribellione contro la famiglia. Si autodefiniscono come degli 'emarginati'. Un po' emarginati.

La giornalista che li interroga, registratore e microfono alla mano, chiede loro perché non hanno avvisato i famigliari del loro essere ancora vivi, per placare la loro eventuale preoccupazione. Mi sono preoccupato di più di dare una mano qui intorno, quando mi sono avvicinato c'era un ragazzo che stava a terra ferito, sono andato ad aiutarlo. Dice uno. Abbiamo fatto questa scelta di vita per allontanarci dai nostri genitori, avrei voluto telefonargli per dirgli che ero ancora vivo ma purtroppo la mia scelta mi ha trattenuto un po'. Risponde un altro. Immagini di folla che attende un treno, immagini di Cossiga che parla alla stampa dopo aver visitato l'ospedale e aver visto dei bambini in fin di vita, immagini dei lavori per liberare i siti dell'esplosione.

Quel mondo, come ho scritto più sopra, non esiste più. Immediatamente ho avuto la sensazione di aver trovato il contesto per un film che qualche anno fa ha colpito tantissimo la mia fantasia, Ecstasy of the Angels di Koji Wakamatsu. Ho già parlato di lui su questo blog. E ho anche sentito che negli ultimi vent'anni della nostra storia ci hanno rubato qualcosa di importante, se non di fondamentale. Se fossi stato una persona superficiale, avrei scritto 'negli ultimi vent'anni di berlusconismo'. Ma non è Berlusconi il problema. Cosa fareste voi se improvvisamente vi trovaste a dover gestire soldi e potere? Sicuramente non quello che facevano i potenti descritti da Pasolini in Petrolio. Potenti capaci di farsi castrare in una clinica privata se sentivano che i loro desideri li portavano a perdersi nella passione. No, c'è stato un mutamento antropologico fortissimo. Quel buio è stato colmato. Che sia luce vera, è tutta un'altra storia.

Ma è proprio perché non c'è più quel buio che non c'è più vera arte. Non c'è più nemmeno terrorismo. I ragazzi di Forza Nuova oggi sono un'altra cosa. Anche se anni fa ho conosciuto un ragazzo con una svastica tatuata su un braccio. Mi aveva mostrato il suo coltello, lungo così. Mi ha raccontato di essere stato in carcere per omicidio, mi ha raccontato che ogni volta che si trova in un luogo pubblico prova una forma molto forte di ansia, mi ha raccontato che certi gruppi di destra sono gli unici che accolgono le sue istanze e lui. Ecco, lì ho trovato ancora lo stesso buio. Finalmente, mi verrebbe da dire. Non un buio proveniente da quel ragazzo, ma un buio proveniente dal resto della società. Ma mi spiegherò meglio nelle righe successive. Non è uno scritto semplice questo. Se avete paura di guardarvi dentro fino a questo punto, lasciate perdere.

Dunque, torniamo alla strage di Bologna. Non avevo mai visto Francesca Mambro e Valerio Fioravanti intervistati. Non sapevo che si fossero sposati in carcere. Ho visto delle riprese ai loro processi dove dietro le sbarre si scambiavano un bacio e si sorridevano. Mi sono sentito trasportato ancora nel passato, in un'epoca dove era forse più facile capire come e perché Albert Camus avesse scritto il suo Caligola. Quello del 1941, non quello del 1944. Un passato dove forse certi moralismi lasciavano mostrare la loro vera natura di violenza. Ho lasciato un messaggio ad Annalisa oggi, dicendole che per dare vita a certi personaggi femminili deve assolutamente confrontarsi con Francesca. Perché lei mi ha dato la sensazione, che molti miei lettori fraintenderanno perché privi di certi dati, quelli che qui sto cercando di fornivi per allusione, di un sole nero che illumina ognuno di noi, e che fa parte della nostra vera natura. E che è stupido e insano non guardare in faccia.

Metropolitana di Porta Venezia, Milano
Pensa che quelle persone si esaurissero nella loro divisa?” chiede l'intervistatore. “Rispetto a queste storie vivi anche un senso di colpa anche se poi uno supera questo senso di colpa pensando che in fondo si è dalla parte di chi ha meno torto. Più del senso di colpa quello che mi ha colpito e mi ha lasciato una profonda angoscia è stato il dubbio, il dubbio che passa quel secondo prima di decidere della vita di un altro. E' stata la parte più difficile da superare” risponde Francesca. Mi ha colpito in senso negativo il leggere su una pagina con delle notizie sulla Mambro e Fioravanti il commento di un signore che diceva, più o meno, mi sono trovato nello stesso cinema con lui, non è giusto, io non sono come lui. O, lui non è come me; non ricordo più bene.

Mi sono ricordato di quando anni fa ho scritto un articolo sul delitto di Novi Ligure, condannando un giornalista che chiedeva appassionatamente ai periti 'vi prego, non diteci che Erika e Omar sono normali'. Perché se posso capire che una persona presa dalla strada possa provare un senso di panico di fronte a un delitto simile, non lo accetto da parte di chi dirige l'opinione pubblica da un mezzo di informazione, da un quotidiano nazionale. Chi detiene un potere e scrive per informare la collettività, chi ha la possibilità di aiutare la gente ad approfondire, deve smetterla di trattarci come bambini, e di giocare con le nostre angosce. Io so in quanto essere umano che, se fossi posto di fronte a certe condizioni, potrei diventare un assassino. Uccidere è umano, è assolutamente una opzione. Molti di noi uccidono quotidianamente disabili, prostitute, minoranze, con la loro indifferenza e moralismo, per non parlare di chi introietta fobie sociali. Contribuendo di fatto a una totale o parziale esclusione di quei soggetti da quella che la costituzione statunitense, ad esempio, definisce 'ricerca della felicità'.

Richiedere da un organo di stampa una perizia psichiatrica per sanzionare una presunta 'diversità' a uso e consumo di un discorso politico, di un uso della nozione di normalità, è di fatto tanto grave come commettere un omicidio. Lo sa chi è stato in un ospedale psichiatrico giudiziario, come in un servizio documentaristico che ho visto, sempre a tarda notte, circa un paio di mesi fa. La società in cui viviamo non è per niente pacifica e poco violenta, e non sono solo i politici che in tempo di crisi non ci danno lavoro a essere violenti, a rifiutare di confrontarsi con la gente comune e i loro problemi. Siamo noi stessi ad essere lontani dalla parte di noi che urla, che grida, talvolta in maniera innocente, talaltra no. Per questo, ad esempio, quando anni fa sentivo attribuire tutti i mali dell'Italia contemporanea a Berlusconi, che pure non mi sta simpatico antropologicamente perché frutto – ma non causa! - di questa decurtazione del nostro lato oscuro, che è il tema di questo post, non ero convinto della sincerità di chi apriva bocca per condannarlo, così come non sono convinto della sincerità di chi è omofobo.

Nell'intervista che ho visionato ieri notte, Francesca Mambro e Ettore Fioravanti raccontavano di una adolescenza vissuta a colpi di conti delle salme di amici. Oggi un adolescente omosessuale, dice il presidente di Arcigay, può stare davanti al pc a chattare con ragazzi come lui nella solitudine della sua cameretta. Trovo in questa distanza tutto il distacco antropologico di cui vi parlo, per cui se nulla suscita più reazioni violente, ciò per me non significa che viviamo in un mondo più umano. Ah dimenticavo, nessuno venga a dirmi che Fioravanti era un borghese. O che facendo questo discorso gli do lo status di vittima. Il mio atteggiamento mentre scrivo queste righe è dichiaratamente premorale. Per capirlo, vi consiglio di leggere Phaedra's Love di Sarah Kane.




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