sabato 18 ottobre 2014

Anime Salve

"Titti aveva due amori uno in terra uno in cielo insomma di segno contrario uno buono uno vero" 

- Fabrizio De André


Stamattina mi sono alzato tardi. Devo avere sognato stanotte, ma come spesso accade i miei sogni non me li ricordo. Ho sentito con forza la stessa sensazione che ho provato nei giorni scorsi, sopratutto andando per Milano a scattare fotografie, dal centro vicino al Tribunale fino verso la strada che conduce all'Idroscalo, dove da ragazzo ho spesso ascoltato musica dal vivo. Oggi pomeriggio ci sarà una manifestazione dell'estrema destra contro l'immigrazione. Ci sarà anche una contromanifestazione per fortuna. Ma sentire la mia città natale così divisa e poi attraversarla e vederla così neutrale mi ha fatto un certo effetto. Ricordo quello che scriveva di Milano Giovanni Testori in 'In Exitu'.

Una città fredda, fatta di passanti, con qualche sprazzo di parco pubblico fatto di solitudini alla ricerca di un momento di riposo. Un anziano che si intrattiene con una mamma e il suo bambino. Dei ragazzi che si riconoscono su un tram. Poco, molto poco. Strappare brandelli di città con la macchina fotografica oggi significa portarsi a casa brandelli di solitudine. La fotografia non ha nulla di umanistico. Ci sono miei colleghi che immortalano vecchie professioni, volti che stanno scomparendo, in una fiducia nell'umano che non mi appartiene. Certe volte, se anonimato deve essere, penso, allora che anonimato sia. Penso che viviamo in un mondo disumano. E' quello che ho scritto per un articolo che tra un po' mi metterò a vendere, coi ritratti che lo accompagnano.

Penso ci sia una resistenza fondamentale dell'animo umano a lasciarsi cooptare dal Potere. Senzatetto, migranti, persone che soffrono di disturbi psicologici, sono persone libere che hanno nel proprio DNA una fortissima resistenza a lasciarsi cooptare dalla società. Spesso loro malgrado. Ho visto spesso coi miei occhi che di questa loro libertà rischiano di essere vittime, invece che diventarne portatori sani, contagiatori dell'ordine pubblico. Hanno qualcosa dentro che dice di no. Dice di no all'appartenere a una comunità che si riconosce solo nel proprio essere consumatrice del neoliberismo, del nuovo ordine mondiale. Delle immagini pubblicitarie. Del riconoscersi in modelli di comportamento o in modi di essere disumani. Oggi non esistono più dei contromodelli, dei controvalori. Esiste la solitudine per tutti. Tutti la accettano.

Ascolto le voci che vengono da oltre la mia finestra. Sono quasi tutte voci distorte nel tono. Il loro contenuto non mi arriva nemmeno. Mi arriva il loro essere rozze, tozze, monche, quasi animalesche. Quasi disumane. Non è solo da oggi che mi arrivano così. La maggior parte della gente che mi circonda vive ai miei occhi vite prive di senso. Perché non basta avere un lavoro, una famiglia, dei figli. Anche gli animali sanno riprodursi e procurare il cibo alla loro prole. Mi ha colpito molto al contrario vedere dei vecchi video di Fabrizio de André e sentirlo parlare di anima. Lui che era anarchico, quindi una persona non religiosa, indicando con religiosità un sentimento che oggi ha comunque un suo segmento di mercato. Mi piacerebbe che i miei lettori facessero un esperimento. Dovreste provare questo esercizio di meditazione consigliato dal Dalai Lama.

Dovete sapere che nel lamaismo tibetano il concetto fondamentale è la compassione. Un po' come nella Lettera agli Efesini di San Paolo, dove si parla di Agape, anche i tibetani credono, lo dicono i loro testi sacri, che la caratteristica fondamentale degli esseri illuminati sia il sentimento che ci fa sentire vicini e simili agli altri esseri umani, il sentimento che ci fa muovere in loro soccorso nelle cose spirituali e in quelle materiali. Se ci sentiamo sicuri di noi stessi per le nostre idee, in virtù della nostra intelligenza o delle 'lezioni' che pensiamo di aver imparato dalle nostre esperienze, siamo a rischio di poterci perdere. Ora, per generare questo sentimento, il Dalai Lama Tenzin Gyatso ci suggerisce un esercizio di meditazione. Provatelo.

Si parte dall'idea che, se esiste un ciclo delle reincarnazioni, e se questo ciclo è infinito, questo significa che ogni essere umano presente al mondo è stato, in una fase di questo ciclo, nostra madre, o che noi siamo stati la madre di ogni altro essere umano. Meditate (sì, con le gambe incrociate e gli occhi chiusi) su questo, e poi pensate a una persona cui volete bene. Poi ripensate al ciclo delle reincarnazioni, alle sue conseguenze, e pensate a una persona che ritenete 'neutra', come un vostro vicino di casa, o un vostro collega di lavoro. Ora pensate nuovamente al ciclo delle reincarnazioni, alle sue conseguenze, e a una persona che è vostro 'nemico', qualcuno che vi ha fatto o che potrebbe farvi del male.

Fatelo sul serio questo esercizio. Lo sentite come cambiano i vostri sentimenti nei confronti delle persone reali sulle quali avete meditato? Potreste addirittura scoprire di avere per la prima volta dei sentimenti, perché viviamo in un mondo che spesso ce li uccide. Lo sentite come la meditazione, come i vostri sentimenti remano 'contro' il mondo in cui vivete? Vi stupite ancora che esistano masse di alienati, che esistano persone che col mondo non si trovano a proprio agio? Non vi viene da pensare che non siano loro gli alienati, ma voi? Il buddhismo non è una religione facile. Lo sapevano i brahmini indiani che, quando il buddhismo è nato, ne hanno colto il potenziale anarchico e hanno fatto di tutto per annacquarlo. C'è un sentimento nichilistico molto forte nel buddhismo, ma è un nichilismo strano. Un nichilismo che dice 'non c'è nulla, solo il vostro cuore'.

Eppure il buddhismo, come tutte le religioni, è nemico del corpo e della sessualità. Ha paura che nascano legami forte col mondo delle apparenze, col Potere. Ma anche Osho, che ha scritto interi libri sul Tantra, le tecniche sessuali-spirituali, scrive cose immonde ad esempio sulla omosessualità. E oggi viviamo in un mondo in cui si crede che la spiritualità e il sacro siano concetti coltivati solo dalle tradizioni religiose, tradizioni di cui sta cercando di liberarsi. Da un lato per via di un movimento meramente pneumatico, per cui se religione e spiritualità non fanno più parte del business, semplicemente non è più il caso di parlarne come non si parla di depressione o di psicosi. Faccio notare che chi è religioso spesso si limita a seguire delle regole, non necessariamente a coltivare l'anima, che è fatto squisitamente individuale.

D'altro canto, a parte questo scivolamento da parte di tutto ciò che è la 'commercialità' del nostro mondo verso qualcosa di più consumabile che non sia l'anima – è quello di cui parlava decenni fa Pasolini, e le cose da allora sono solo peggiorate – e il credere pneumaticamente a questo fatto come dovuto al progresso della ragione, c'è da dire che non so quanti omosessuali sarebbero disposti a credere in sistemi filosofici che li contemplano sempre e solo come persone a metà, i cui desideri non corrisponderebbero alla 'natura' fatta come vorrebbero le sentinelle in piedi. Io li capirei perfettamente se a questo giro levassero i tacchi e si recassero altrove per cercare di implementare la propria vita di positività. Eppure Genet ha utilizzato un linguaggio spesso preso di peso dalla sacralità, consapevole che tutto quello che siamo è anima, e che l'amore è anima.

Occorrerebbe una spiritualità anarchica. Ci vorrebbe che ci mettessimo a spulciare tutti i testi di tutte le tradizioni religiose, in modo da prendere il meglio da culture sviluppatesi millenni fa, il meglio del loro sapere sull'animo umano, e sganciarle da pregiudizi che il tempo ha dimostrato essere solo tali. Il sufismo parla di un contatto con la divinità in cui l'uomo perde i confini della propria esistenza? Benissimo, lavoriamo per sviluppare tecniche che ci permettano di entrare in contatto con la parte più profonda di noi, come hanno fatto i surrealisti. Il buddhismo ci insegna a non creare un ego che parta dalla coscienza del proprio dolore per costruire un individuo chiuso ai nostri simili come una monade? Benissimo, lavoriamo per creare una coscienza diversa.


Una mia amica mi ha scritto che si ritrova ad uccidere ogni istinto creativo perché sa che non le darebbe da mangiare. Mi domando come viva i propri sentimenti, come li viviamo tutti. Non saranno forse monche le nostre storie d'amore se ci troviamo a eliminare tutto ciò che non possiamo monetizzare? Non sarà il nostro vivere sociale una forma di 'sindrome di Stoccolma'? Non è che accettiamo il mondo come è fatto solo nella speranza che sia clemente coi nostri sogni e con le nostre speranze? O abbiamo smesso di sognare e sperare? Dov'è finita l'utopia? Dove sono i nostri slanci? Cosa significa coltivare la propria anima? E' qualcosa che dobbiamo considerare superato o considerare legato alle superstizioni?  



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