sabato 29 novembre 2014

Put the Freak Up Front

“Prova a meditare sul sentiero, devi solo camminare fissando la strada sotto i piedi senza guardarti intorno e così cadi in trance mentre la terra scorre sotto di te.”

-- Jack Kerouac, 'I Vagabondi del Dharma'


Domenica pomeriggio presenterò un mio reportage fotografico a un convegno milanese che ha come tema principale l''arte negletta', ovvero le creazioni artistiche di soggetti con disagio psicologico che, per la loro particolare situazione, non si vedono riconosciuti dalla cultura ufficiale come artisti. Ci sarà molta musica dal vivo, sarà come una specie di festa. Il mio reportage non ha ancora un editore, ma eventualmente aprirò un sito internet dedicato. Ci tengo molto a questi soggetti 'fragili', per via di quello che ci raccontano sul nostro mondo.

Oggi che molti pensano che le malattie mentali o i disturbi psicologici siano di origine genetica – perché per molti è più bello pensare che basti una medicina, che non occorra industriarsi più di tanto a comprendere il senso di una vita e il senso del disagio – dare voce o volto a chi è portatore sano di un potenziale rinnovamento dell'umano pare 'fuffa ideologica', come se persone con un disagio psicologico fossero solo dei poverini da curare. Nel mondo contemporaneo forse è scomparsa la 'macchia' sociale con cui venivano incasellate le famose 'isteriche', ma è diminuita la voglia di capire.

Sono molto curioso di vedere cosa i miei 'amici' proporranno, invece, perché questo è un periodo molto strano per l'arte. Ho di recente riletto Kerouac e Ginsberg, e quella libertà io non la ritrovo nel mondo artistico di oggi. Quella libertà, è stata rifiutata ed etichettata. Ne stiamo tutti pagando un prezzo, perché anche i nostri sogni sono meno liberi. Il sogno di Kerouac e Ginsberg era 'conoscere'. I nostri sogni sono improntati alla mera sopravvivenza. Eppure quando arrivano gli attacchi di panico, vuol dire che il nostro corpo ci dice 'no'. Che non possiamo vivere solo per avere dei soldi, un lavoro, magari una famiglia, ma in un mare di vuoto.

A Milano, la mia città natale, gli sgomberi contro gli 'abusivi' proseguono da una settimana buona. Pare che gli appartamenti svuotati riportino cicatrici: sanitari rotti, cose così, dalle forze dell'ordine. Eppure ci sono circa ottomila case sfitte, pronte per essere abitate, mentre in città dilaga la guerra dei poveri. 'Fate bene, così qui ci verranno ad abitare degli italiani' dicono alcuni. Ma esistono anche i comitati di quartiere – non i 'centri sociali' come dice la stampa sempre male informata quando succede qualcosa 'di sinistra', lo scrivo ironicamente – che invece pensano a un'altra politica.

Questi comitati cittadini si occupano, al contrario di chi fomenta la guerra tra poveri, di unire le forze tra persone, in modo tale che chi si trova in difficoltà non si senta solo, non venga lasciato in disparte, ma possa sentirsi parte di una comunità che lo sostiene nei momenti di maggiore sconforto, e credo che questa direzione potrebbe permetterci di creare da subito un mondo più a misura d'uomo. O vi siete scordati di cosa siamo fatti, e quali sono i nostri desideri? Pensate veramente che lasciare decidere al destino le nostre sorti salvo lamentarci del freddo della notte sia una soluzione degna di esseri umani?

Ovviamente a Milano c'è spazio per tutti, ed è così che oggi ci sarà anche un megaraduno nazista con tanto di bands inneggianti a Priebke e a tanti altri 'eroi' della 'resistenza bianca'. Non so se la raccolta firme cui ho partecipato per impedirlo sarà servita a qualcosa – lo leggerò nei prossimi giorni – ma vi segnalo che, oltre a credere che i malati di mente non debbano fare figli perché trasmetterebbero ad essi i germi della psicosi – sì, c'è gente così in giro, credetemi – c'è anche chi crede che l'Italia debba essere 'bianca e cristiana', e non 'gay e mussulmana'. Ci sono pure gruppi su Facebook dove potete esprimere il vostro 'bianco' parere.

Sono molto preoccupato da questa deriva sociale. Un mucchio di gente si preoccupa solo di portarsi a casa lo stipendio, mentre molti altri sono intenti a creare divisioni. Ma io vi dico che solo se ci relazioneremo con le minoranze, gli extracomunitari, le prostitute, i malati, potremo misurare il polso dell'umano e dar vita a sogni e visioni all'altezza del nostro sentire. La vita è breve. Io ho già quarantun'anni. Ho viaggiato e vissuto all'estero, ho vissuto momenti bellissimi, dal punto di vista culturale, e ho visto una povertà in certe situazioni come voi da qui non la potete neanche immaginare.

Nutrirsi di bellezza e sentirsi ancora più impotenti di fronte all'indigenza è un tutt'uno, questione di cuore. Decenni fa, in USA, musicisti di colore che frequentarono scuole di musica pubbliche diedero vita a un movimento artistico che permise loro di esprimere la propria visione dell'arte e della società senza freni inibitori, senza alcun tipo di autocensura, sganciandoli dal circuito perverso dell'autolesionismo della vita di strada. Qualcuno oggi meritatamente vince delle McArthur's Fellowships. Possibile che voi vi accontentiate di X Factor?

Ancora più indietro nel tempo, uno come Kerouac viaggiava su treni merci sporchi, dormiva all'addiaccio, per sperimentare la vita in Messico o in altre parti del suo continente, viaggiava per conoscere la vita – ci sarebbe da lamentarsi altro che dei nostri 'extracomunitari', questi erano fricchettoni cannaioli sballati appassionati fai-da-te del buddhismo, gente che il nostro buon senso oggi considera 'feccia', perché ci sono 'i problemi' e 'la crisi' a rinchiuderci nelle nostre case e insegnarci che l'interesse per l''altro' è utopia negativa che addirittura creerebbe mostri.

Non avete idea di quanto siete schiavi, voi che mi leggete, di quanto lo siamo tutti molto di più. C'è chi rimpiange gli anni Novanta del secolo scorso, e giustamente. Ma non immaginate quanta più libertà certi individui si sono presa ancora prima. Procuratevi una copia de 'I vagabondi del Dharma', o di 'Sotterranei', e vedrete, ne leggerete di cose che coi filtri che vi hanno imposto oggi vi faranno inorridire. Chissà cosa direste con la poca libertà mentale che avete oggi di uno come Ginsberg che ebbe delle visioni di William Blake quando iniziò a scrivere poesie. Forse sperereste che qualcuno lo avesse rinchiuso.

Non siete liberi, e la vostra mancanza di libertà non sta nel conto in banca che non avete, nel lavoro che non trovare, la vostra deprivazione di libertà sta nella vostra testa. Se non vi è mai capitato di entrare in un bordello e innamorarvi di una prostituta, non siete mai stati veramente liberi. Sì, lo dico proprio come se snocciolassi una serie di clichés buonisti di sinistra. Perché dovete smetterla di credere che la libertà sia radical chic. Vi hanno martellato con questa 'verità' e avete finito per crederci. Adesso vi racconto io qualcosa sulla libertà.

La libertà è sporca. Essere liberi significa fare errori, vivere delle proprie esperienze. Anche il linguaggio con cui pensate voi stessi cambia. Non avete più le parole della televisione, del buon senso, del decoro, della 'ragione'. La libertà ha a che fare col cuore. Da persone libere, i vostri sentimenti e le vostre emozioni batterebbero più forti alle vostre tempie. Qualche volta, per una sorta di scherzo del destino, sentireste una inedita specie di vuoto dentro di voi. Vuoto di idee, vuoto di sentimenti, vuoto di 'cose', quelle con cui la vita sociale vi riempie, ovvero le lezioni che pensate di avere imparato.

Da persone libere si smette di essere bambini. Ma non sempre si ha la sensazione di essere cresciuti. A volte ci si sente fragili e senza scampo. A volte ci si sente freddi, ghiacciati dalla morte. Perché quando si è liberi la si può incontrare. Non ci sono i discorsi belli tondi e ragionevoli, che al massimo è colpa del marocchino che viene mantenuto dallo Stato mentre lo Stato si dimentica di noi italiani. No. E' il vuoto. E non c'è nessuno con cui prendersela. Osho diceva: smettete di respirare e troverete Dio. Ecco, questa sensazione di 'silenzio', che il mondo ha smesso di parlarvi, che il mondo non esiste, è ciò che incontrerete.

Ma a partire da questo sarete liberi. La libertà è come un coltello, ferisce. Io ho sognato una poesia completa stanotte, ne stavo giusto ammirando il modo in cui i versi imitavano … ecco, non riuscii a definire cosa i versi stessero evocando al di là del letterale che mi sono svegliato. Ho avuto un lampo di consapevolezza, era tutto chiaro nel sogno, era evidente cosa avrei dovuto scrivere, ma quando mi sono svegliato tutto sparì di nuovo nell'ombra. Questa è la ferita del reale, la distanza dai nostri sogni. Quanto tempo mi ci vorrà per tradurre quel sogno in una poesia vera, da aggiungere a quelle che sto componendo da agosto?

Quando imparerete a nutrirvi dei vostri sogni in questo modo, ecco, allora sarete liberi. Non quando avrete tutti i soldi che vi permetteranno una falloplastica. Quella non è libertà. Il neo-liberismo non vi salverà. Stare bene con una donna non è questione di lunghezza. Io ho due carissime amiche, e relazionarmi con loro non implica misure di nessun tipo. Non avete idea di che ansie da prestazione sono caricati i vostri rapporti sociali. Che questa crisi che stiamo vivendo vi aiuti a liberarvi dei pacchetti sicurezza, che vi permetta di accedere al vostro mondo interiore e che vi aiuti a capire quanto il vostro io è condizionato da idee su voi stessi che non sono vostre, ma che avete semplicemente acquisito – sul posto di lavoro, in famiglia, a scuola, poco importa. Cercate di essere liberi, e non abbiate paura di diventare dei freak di sinistra. Lasciate questi problemi a chi vi vuole solo irregimentare, senza nessuna preoccupazione per quello che siete veramente.




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