sabato 6 dicembre 2014

Contro l'indifferenza

"La ricerca dell'utopia è una ricerca religiosa, un desiderio di assoluto. L'utopia è la grande fragilità della storia, ma anche la sua grande forza. In un certo senso, è l'utopia a riscattare la storia."

- Emil Cioran


Una ragazza di origine turca – turchi sono i suoi bisnonni – è stata picchiata e mandata in coma all'uscita di un fast-food di Offenbach in Germania. Aveva difeso due ragazzine contro dei ragazzi e da questi è stata picchiata. Qualche giorno fa ci sono stati i suoi funerali, e in Germania molti li hanno celebrati come simbolo della lotta contro l'indifferenza. Perché lei non ha avuto paura di prendere una posizione. Non si è fatta bella con pensieri cinici, non si è messa su un piedistallo a recitare il solito rosario di indifferenza e distacco, ha preso posizione.

E' l'unica politica che concepisco, in questo periodo in cui su tutti i giornali possiamo leggere di mafia a Roma, la nostra capitale. C'erano legami importanti tra il 'mondo di mezzo', quello della mafia appunto, e i due mondi 'di sopra' (la politica) e 'di sotto' (la gente che sta male). In un certo senso quando vivevo a Londra, abitando in un quartiere islamico molto povero e andando per locali e conferenze a scrivere di cultura, sentivo che avrei voluto io avere una posizione di mediazione tra quei due mondi, quello della cultura e quello della povertà, avrei voluto metterli in comunicazione.

Quindi questi mafiosi romani sono un po' la mia nemesi: facevano quello che avrei voluto fare io ma per profitto, e non per una missione umanitaria. Sono la mia ombra, i miei 'nemici', ed è interessante che in un mondo dove sarà molto difficile per un artista innamorarsi di una ragazza immigrata, solo le macchinazioni e le collusioni di stampo mafioso possono mettere in contatto mondi così diversi come quello della povertà e quello della politica. Ma se non altro, ora è abbastanza chiaro cosa è successo nelle periferie romane nelle settimane scorse.

Lo hanno anche mostrato a un certo punto, questo ragazzo che denunciava la venuta in periferia dieci giorni prima dei tafferugli per allontanare gli adolescenti extracomunitari di militanti di estrema destra, fomentatori e sobillatori. Qualcuno si era chiesto a cosa servisse questa sollevazione non spontanea, preparata. Evidentemente serviva alla mafia. Serviva a destabilizzare una amministrazione come quella attuale per ricordare che senza certi soggetti, senza il loro coinvolgimento e tornaconto, nulla può essere fatto? Questa è la mia ipotesi di lettura.

E allora i sentimenti più bassi, i sentimenti di divisione, i sentimenti di esclusione, il razzismo, il fascismo, sono stati titillati a dovere per lanciare un messaggio alla politica, ma so già che nessuno si porrà delle domande al riguardo. Tutti diranno che i clandestini, gli immigrati, gli zingari, sono un business, e continueranno ad essere razzisti e fascisti. Nessuno di loro si porrà il problema di quanto sono stati manipolati nel loro 'spontaneo' organizzarsi in 'squadre'. Fa male, malissimo la stampa a non far riflettere su tutto questo, coccolando la gente nel loro essere solo 'stufi'.

Sto tingendo un quadro a tinte fosche? Certo gli italiani non sono nuovi alle manipolazioni, lo sono anzi da prima dell'unità del nostro Paese, basterebbe leggersi la 'Storia della Colonna Infame' del Manzoni per rendersi conto di come la 'caccia all'untore' abbia assorbito moltissime energie e abbia visto il potere della Chiesa colluso con le credenze popolari di fronte alla sofferenza e alla paura della morte. Perché il più grande nemico del fascismo è proprio la morte. E' il dolore, la sofferenza, a manifestarsi dietro la retorica della povera gente, del povero popolo italiano.

La nostra cultura razionalista ci ha insegnato che ad avere paura della morte diventiamo tutti più fragili, più consoni a credere ciecamente, ad aver fede, in qualsiasi consolazione. Ma la realtà della morte e del dolore è sempre cancellata nella nostra società. Domenica scorsa ho visto malati di mente e carcerati recitare poesie, cantare, suonare e mi sono chiesto perché tutto questo avvenga solo in spazi appositi, come mai una Einaudi o una Mondandori non pubblichino raccolte di poesie scritte da malati di mente.

Già, si parla spesso di disabili contrapposti a extracomunitari nei discorsi fascioitalioti, ma io sono convinto che pochi condomini accetterebbero di avere in un appartamento due o tre persone che provengono dai servizi di salute mentale. Oggi come cinquant'anni fa, all'indomani delle leggi basagliane che imponevano la chiusura dei manicomi. E' sempre facile voler tutelare le minoranze senza dar loro una voce. E' facile dire 'siamo noi le vittime' anche quando si è carnefici.


Sono stato a scattare in zona San Siro, c'erano poche anime, e strade infinite. Parchi inanimati, molte macchine, poca vita. Il ritratto della mia interiorità in questo periodo, in cui ho deciso di fare silenzio dentro, di non covare i messaggi che la nostra socialità ci impone. Vi invito a staccarvi per un po' dal mondo che vi rimpinza di messaggi vittimistici, vi invito a esplorarvi dentro, e a sentire che avete dei bisogni dentro, che vanno al di là di quello che il mondo vi offre. Scopritevi individui, scoprite voi stessi.  




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