giovedì 26 giugno 2014

Sulle tracce di Mauro

Mauro Rostagno è stato sociologo e giornalista. Ha fondato, assieme ad altri, Lotta Continua, un movimento politico su cui si è detto di tutto come è 'buoncostume' italiano da mezzo secolo almeno, se non da prima. E' morto vittima di un attentato mafioso, lui che da giornalista contro la mafia lottava strenuamente. Ha fondato nel frattempo una comunità terapeutica per tossicodipendenti seguendo i principi degli Arancioni di Osho, di cui ha fatto parte con la sua compagna dell'epoca e con la figlia.

Di lui mi ha sempre colpito molto il fatto che la ricerca della verità non fosse solo un fatto politico o sociale, ma anche un fatto personale. Negli anni Sessanta e Settanta negli Stati Uniti i movimenti di liberazione per i diritti civili della popolazione di colore sono stati decimati dalle rappresaglie governative e dalle droghe, ma a questo destino i musicisti creativi di colore erano scampati, proprio perché essi avevano seguito una strada simile.

Io e Mauro, fosse ancora vivo, avremmo una passione in comune, ovvero la musica dei Led Zeppelin. Del gruppo musicale inglese sono stato fan quando avevo circa vent'anni, e ne conoscevo tutti i dischi. Il suo modo di mettere assieme la ricerca giornalistica, la sperimentazione e la creazione di spazi sociali – la comunità Macondo oltre che Saman – la denuncia delle attività mafiose e l'indagare uno spazio intimo, spirituale, mi sembrano a loro modo qualcosa che manca al mondo di oggi.

Abbiamo Roberto Saviano, cui voglio molto bene, che rischia tanto quanto ha rischiato Mauro. Ma non abbiamo più nessuno che leghi la ricerca dell'estasi, anche se chimica o artificiale, al bisogno di sperimentare se stessi. C'è stato un periodo, negli anni Novanta, in cui certe forme di consumo erano state legate tramite studi antropologici per nulla superficiali a certe forme di sciamanesimo, a un certo bisogno di avere aperture su mondi interiori. Poi il nulla. Un certo modo di ragionare è andato perso, credo con dei danni, perché a dire il vero nemmeno di droga si parla più molto – come non si parla per nulla di nuove forme di AIDS di cui si sa anche se non ci sono strumenti di prevenzione, né cure, e quindi nemmeno si fa informazione, girano solo voci molto allarmanti.

Non possiamo essere così ciechi da pensare che l'informazione sia neutrale. Oggi si parla solo di crisi economica dagli schermi delle televisioni, ma se ne parla per tacitare qualsiasi forma di pensiero non univoco. Se ne parla solo per reiterare, cioè rendere fattivo, un certo stampo vittimistico cui accennavo nel mio ultimo post. Su tutto il resto si tace. Evidentemente in questo momento gli italiani devono solo pensare al portafoglio vuoto, e a null'altro. Io ho deciso di fare un altro gioco, e mi sono messo alla ricerca. Qualche anno fa ho studiato lamaismo tibetano per sei mesi, e mi sono tirato indietro per una certa svalutazione del corpo e della sessualità, che credo sia il limite di tutte le religioni organizzate.

Ma leggendo Osho (“Yoga: Amore e Meditazione”, testo che potete trovare in tutte le librerie e la cui lettura devo ancora completare), che Mauro conosceva bene, ho visto rinforzato sia il mio interesse per le religioni orientali che i miei dubbi. Mi piacerebbe discuterne con Maddalena, la figlia di Mauro, che per ora non ho la possibilità di raggiungere, ma non è detto che in futuro le cose possano andare diversamente. Mi piacerebbe molto, infatti, dialogare con lei. Partiamo intanto da una cosa che scrive Osho e che a me piace molto, perché è parte della mia ricerca sin da quando ero ragazzo.

“Torna indietro e scopri il volto che avevi prima di nascere: quella è la verità. […] Non appena sei diventato parte di una famiglia, sei diventato parte di una bugia. Non appena sei diventato parte della società, sei diventato parte di una bugia ancora più grande. Tutte le società sono menzogne: imbellettate, ma pur sempre menzogne. Devi cercare il volto che avevi prima di venire al mondo, la verità originaria. […] Bisogna continuare a eliminare: tu non sei il corpo in perenne mutamento, non sei la mente e il flusso incessante di pensieri, non sei le emozioni che vanno e vengono. […] Quello che resta sempre nascosto dietro tutto ciò è la verità”.

Un semplice esercizio di meditazione consigliato da Osho consiste nell'accentuare le pause tra l'espirazione e l'inspirazione. Quelle pause in cui non entra né esce il respiro sono paragonabili a piccoli istanti di morte, di lontananza dalla vita, e in esse c'è la possibilità di avvicinarsi a esperire il divino. Io ho sempre provato un interesse profondo per tutto ciò che ci indica che le costruzioni cui apparteniamo, quelle sociali, i nostri stessi affetti, costituiscono in parte almeno una menzogna, che dobbiamo controbilanciare con una ricerca della verità più personale. Smettere di credere, sospendere la nostra credulità nei confronti di ciò che sentiamo tutti i giorni, è un po' come interrompere il respiro, ma è salutare, ci premette di avere un atteggiamento più distaccato, e almeno in potenza ci permette di guardare un po' più oltre.

Chi 'spegne' la parte cosciente del proprio cervello con sostanze di vario tipo in fondo cerca di fare proprio una operazione di questo tipo, a meno che non si tratti delle nuove droghe chimiche che invece ti buttano con più forza nella realtà, ma proprio per sganciarti da tutto ciò che ti fa da cuscino, da tutto ciò che ti trattiene, impedendoti di andare al di là di ciò che hai vicino e che spesso ti lega, ti trattiene in una quotidianità uniforme fatta di finte certezze. Una prostituta può far uso di droghe per andare al di là dei suoi rapporti coi clienti, le permette di assaporare dell'altro rispetto al proprio essere sfruttata. Dei ragazzi possono utilizzarla per andare al di là della routine quotidiana. Se hai quel tarlo, se hai bisogno di andare oltre, di sapere di più, in qualche modo farai. Non puoi tradire la tua natura. Ma oggi come oggi non esistono discorsi condivisi per andare al di là dell'efficienza (nel senso di forza-lavoro, o di sudditanza sociale) che la società ti richiede. Cosa fai nella tua vita privata per raggiungere un tuo livello di soddisfazione è solo affar tuo, nessuno se ne occupa più – né mai se ne è occupata la religione in Italia, se non per darti un cuscino in cambio di alcuni favori sociali, come ad esempio votare per determinate forze politiche.

C'è quindi un deserto che ognuno riempie come può. C'è chi queste cose le capisce benissimo e si dedica al counseling piuttosto che a forme avanzate di conoscenza che legano l'energia quantistica e un certo modo di intendere la fisica allo sviluppo spirituale. Ma non sempre mi sento di avallare questo tipo di ricerche, per il motivo che chi non ce la fa viene lasciato indietro, e per paura. Il mondo della spiritualità non è un mondo puro, lo scrivevo anche l'ultima volta, e pare che a livello globale chi non ce la fa venga lasciato sempre e comunque solo, in uno spazio di penombra che è l'unico dove possono succedere delle cose perché gli spazi 'aperti' sono controllati e quindi lì si ha paura ad agire, ma in questi spazi di penombra si assiste solo o quasi esclusivamente al consumo di una forma di violenza, dove qualcuno è trattato come oggetto, e non c'è più nessuno che narra o guarda a quegli spazi, come se della violenza da consumare dovesse per forza essere lasciata ad agire, come se non si potesse dominarla, e allora ecco che è meglio lasciare che essa venga consumata lontano dai riflettori. Tanto noi per decreto siamo tutti vittime, e non è giusto che le vittime che stanno peggio vengano mostrate, tanto noi non possiamo fare nulla quindi meglio non vedere.

Una cosa del genere tra l'altro l'ho ritrovata anche in Osho. Che a un certo punto se la prende con quelli che chiama 'i comunisti', quelli che accusano sempre il mondo di andare per il verso sbagliato, con un atteggiamento che secondo il saggio indiano è di sollievo agli individui perché evita loro di guardarsi dentro e di stabilire che se non assaporano pienamente la vita la colpa è solo loro. Io trovo pericoloso questo atteggiamento. Diritti fondamentali per tutte le categorie di cittadini sono ancora lontani dall'essere raggiunti, in Italia ma non solo. E' un discorso molto complesso, ma lasciare per definizione all'individuo la ricerca della propria felicità è tanto arbitrario e violento quanto ricercarla solo e esclusivamente a livello politico – e qui potete anche leggere, quindi, come la penso rispetto ai dibattiti sul cosiddetto 'comunismo di stato': la verità sta sempre nel mezzo. Cercare la felicità tutti assieme è stata sempre una delle aspirazioni dell'uomo, solo che dopo il crollo del muro di Berlino ce lo hanno additato come peccato, e gli unici posti dove cercare sono, guarda caso sempre e solo di domenica, la messa di papa Francesco o gli stadi.

La morte è più profonda della vita, dice Osho. Sospendi il respiro, sospendi il regime delle tue appartenenze, alla famiglia, alla socialità, osserva il sé. Aggiungerei però di non sganciare il sé dal desiderio, perché con desiderio io non intendo la bramosia. Anche se trovo fuorviante il bisogno di sganciarsi cosi tanto da sé stessi. Ritengo anzi che oggi, in regime di società liquida, come si dice, questo bisogno di sganciarsi sia già stato realizzato, e che una bramosia anche stupida possa essere invece un modo con cui almeno il tuo corpo, il livello più 'basso' ma non 'sordo' del nostro essere, ci dice che un qualche tipo di legame lo abbiamo, lo vogliamo.

Sarebbe interessante riuscire a legare i nostri interessi più veri e inconfessabili, se tali sono, con la nostra parte cosciente. Non intendo dire la coscienza come la intendiamo tutti ('non hai un po' di coscienza'?), ma la coscienza come quella parte di noi che sa che cosa vuole. Che non è quella parte di noi che si conforma. Anche un disturbo, una disfunzione, sarebbero salutari, ci direbbero qualcosa del nostro essere nel mondo, di ciò che non sopportiamo, di ciò che potremmo cambiare. Io non credo che la pace nel qui e ora, senza pensare al futuro o al passato, siano l'obiettivo ultimo della spiritualità orientale. Ci vengono venduti però come tali perché quando noi compriamo un prodotto spirituale, un libro, un corso di meditazione, spesso c'è stata a monte una contrattazione col potere, uno smussare gli angoli.


Essere soddisfatti di sé stessi nel qui e ora in fondo può essere, lo sapeva bene Pasolini, un modo per legarsi a un ego – e come potrebbe non essere così in occidente, per restare ai luoghi comuni – mentre l'insoddisfazione è un tarlo che va coltivato, andrebbe coltivato sempre. Per questo ho provato molto interesse per Mauro, che ai tossicodipendenti insegnava a non passare esclusivamente dal tempo della droga al tempo del lavoro, a scegliere tra due performatività come se una fosse il mondo della perdizione e l'altro quello della salvezza, ma a coltivare se stessi, e nello stesso tempo lottava per affermare la verità, per combattere la criminalità, gli inquinatori. Che poi ognuno di noi a suo modo possa essere 'colluso' col potere e che per questo dobbiamo imparare a denunciarci al nostro tribunale interiore – e costruirne uno – è una cosa che ormai abbiamo imparato tutti a fare – il potere ha reso questo tribunale interiore un meccanismo perverso, dobbiamo riconoscerlo come tale quando è così e ribaltare la situazione, ma sopratutto non dobbiamo avere paura di avvicinarci l'uno all'altro seguendo il filo dei nostri veri desideri, e di contribuire a cambiare la società in meglio seguendo sempre quel filo.  


giovedì 12 giugno 2014

Rosso, di' Sera

Mi sto dedicando da un mese a un reportage fotografico dedicato a soggetti transgender, e oltre che dedicarmi al loro mondo sto imparando, guardando la realtà tramite il filtro che mi ha fornito questa mia ricerca, a notare cose nuove, cose che mi lasciano spiazzato, cose che mi è dispiaciuto di trovare così vere, ma che lo sono. Penso ad esempio a quella mia amica mezza indiana – che è stata anche mia compagna per un certo periodo circa dieci anni fa – che ogni volta che ci sentiamo si lamenta di quanto gli arabi, come dice lei, vivono di sussidio alle spalle degli italiani. Lei che è capacissima di intrecciare relazioni e amicizie senza barriere, vive di questa schizofrenia concettuale imposta da un modo di pensare che conoscevo bene, perché ha attecchito anche nella mia famiglia, ma che non credevo così diffuso.

Ricordo quando tempo fa lessi una intervista all'attivista Arundathi Roy, rimasi molto colpito dal fatto che, pur provenendo da una famiglia benestante, fosse stata molto attratta da ragazza dai paria, dalle classi più umili, tanto da dedicare tempo e energie alla costruzione di rapporti di amicizia con queste persone, perché mi sono ricordato di quello che mi diceva questa mia amica, che da ragazza attirava le ire del proprio genitore perché frequentava situazioni simili. E mi sono scoperto a riflettere su come l'intelligenza ci fa cercare amicizie al di là delle barriere, al di là di quanto il mondo in cui viviamo ci dice essere lecito, e anche che quelle barriere e pregiudizi possono frenarci, o indurre in noi ragionamenti distorti, come è successo alla mia amica.

Ripenso a quello che passava in televisione sotto forma di dibattiti pseudopolitici poco prima delle elezioni europee, e ricordo chiaramente di aver visto almeno quattro o cinque volte nell'arco di poche settimane Matteo Salvini parlare della necessità di fermare l'immigrazione clandestina perché in Italia ci sono milioni di disoccupati e quindi perché dovremmo dare da mangiare a gente straniera quando non abbiamo nulla da dare alla nostra gente, ma non ho visto nemmeno una volta un deputato della lista Tsipras spiegare cosa intende il suo gruppo per 'altra Europa'. E penso a questa guerra dei poveri, a questo odio fomentato attraverso i mezzi di comunicazione che ha colpito anche la mia amica ibrida, la mia amica meticcia, infettandone il modo di pensare. E penso a quanto è pericoloso e subdolo questo atteggiamento, che ci allontana dal capire chi è veramente nostro nemico, e che fomenta vittimismo, come ho avuto modo di scoprire sta accadendo sia in Italia che in Francia.

Qui i WASP, diciamo così, gli eterosessuali bianchi, sono indotti dalle associazioni cattoliche col loro 'svelare' gli attacchi alla famiglia naturale, dalle istituzioni col loro pressappochismo e la loro disattenzione verso i problemi che non riguardano le loro caste, dagli attacchi xenofobi verso le diversità razziali, a sentirsi vittime impotenti. Gli omosessuali vogliono mettere su famiglia come noi, gli stranieri vivono a colpi di sussidi che noi nemmeno ci sogniamo, i transessuali chiedono di farsi operare a spese dello Stato mentre noi abbiamo lunghe liste d'attesa per un semplice controllo, nessuno ci tutela, siamo abbandonati. Il grido dell'uomo bianco e eterosessuale, sano e medio borghese, è 'a suon di tasse e di diversità ci stanno abbattendo', un urlo di Munch contro cui poco si può fare, e infatti anche la mia amica, sentendo sulle proprie spalle il peso del suo essere a metà europea, cede alle lusinghe delle sirene. Poco importa se è proprio nelle famiglie così come esistono oggi che si consumano le peggiori, brutali nefandezze. Perché una vittima, a furia di sentirsi tale, si deve sfogare. Se avete avuto un vicino di casa violento con la moglie o con la compagna, ora sapete di chi è la colpa. Quella vera.

Come un altro ragazzo, che ho conosciuto su un treno cinque anni fa, con una croce celtica tatuata su un braccio. Lui era stato in galera per omicidio colposo, ne era uscito e si era avvicinato a gruppi di estrema destra. Perché lo tutelavano, mi diceva. Tradotto, se lui si sentiva nervoso ad andare in giro dato i suoi trascorsi e portarsi dietro un coltello lo faceva sentire più sicuro, gli amici di estrema destra quel coltello glielo legittimavano – mentre gli altri, le persone normali, a lui comunque lo evitavano, perché in un certo senso lui era ancora più vittima di loro, e questa cosa la avevano tutti ben presente. Un gatto che si morde la coda, incoraggiato a stringere più forte le ganasce da parte di chi desidera avere qualcuno che faccia numero, la cui presenza legittimi certe prese di posizione.

Una morsa stretta, anche perché viviamo nel paese del 'volemose bene' e se non vuoi bene a chi è vittima – anche se si tratta di un bene di circostanza, certo, poi ognuno a casa propria - rischi di passare per nemico, per quello che fomenta l'odio. Ci hanno insegnato bene, dopo il 2001 di Genova – altro che Kubrik! - che chi sta a sinistra critica senza essere propositivo, ce lo hanno insegnato a suon di manganellate e fumogeni, e la gente ha imparato. Me le ricordo bene quelle critiche alla sinistra, a quell'epoca, quanta gente con cui lavoravo allora – mi occupavo di auto mutuo aiuto, e proprio sul G8 un ragazzo con problemi psichiatrici aveva scritto, per un giornalino che pubblicavamo, un articolo alla cui apparizione i volontari cattolici, e sedicenti di sinistra, si erano opposti con forza, tanto che non vide mai la luce, come certe denunce al personale infermieristico e a maltrattamenti nei confronti di una paziente – ci teneva a 'fare sentire la propria voce' conformista. Anche perché l'ospedale di zona ci metteva parte dei soldi per le nostre iniziative, e insomma si faceva un po' il gioco del servo, altrimenti si faceva come me, che a un certo punto me ne sono andato.

Di recente un mio amico attore mi ha scritto che se continuo a coltivare i miei lapsus, le mie manie, i miei buchi neri in un paese dove persino Pier Paolo Pasolini provava attrazione fisica e intellettuale per i Sanbabilini, resterò solo come si sente solo lui. Onestamente non è questo che mi interessa, se devo dirvela tutta. Siamo tutti soli, questa è una cosa che ho iniziato a verificare da ragazzo, e solo a costo di forzature, da giovane, sono riuscito ad alleviare questo senso di pena, fin quando non ho smesso di commiserarmi e ho iniziato a prendere in mano le redini della mia vita anche pagandone di persona il prezzo, ma vivendo anche delle belle storie d'amore, ad esempio. Mi preoccupa di più che in questi ultimi due anni io abbia messo mano solo a un paio di gruppi musicali nel mio tempo libero, e questo perché ogni volta che prendo in mano un mezzo di comunicazione che trasmette musica, indipendentemente dal genere, sento che quello che viene fuori dagli altoparlanti per lo più è finto, educato ad essere carino e disimpegnato ma in un senso diverso dall'essere semplicemente apolitico. Infatti quando sento vecchie canzoni, che siano quelle di Bjork o dei 99 Posse, dei Tiromancino o del WuTangClan, poco importa, alla fin fine mi commuovo, perché ci sento dentro una urgenza espressiva che è esattamente la mia.

Parlando un po' di cose transgender – sul mio progetto non vi anticipo nulla perché vedrete tutto a tempo debito – mi sono ritrovato sotto il fuoco incrociato di diverse mie domande, di tarli che da tempo mi rodono, sotto forma di persone concrete, di amicizie che con le loro affermazioni hanno riaperto vecchie ferite e le hanno fatte respirare. Mi capita spesso di incontrare persone che da un certo punto di vista mi parlano di un profondo, di una natura umana, di connessioni più ampie con la realtà di quello che leggiamo tutti i giorni sulla stampa o che vediamo in televisione, dove al massimo si parla dei miracoli di Padre Pio perché al nostro retaggio cattolico non possiamo rinunciare. Io ho studiato buddhismo per sei mesi in una scuola tibetana, ho studiato un poco di counseling e di Alexander Lowen, ho letto Jung, ho una amica attrice che mi deve spiegare quali sono le forze maschili e femminili con cui crea i propri personaggi teatrali, eppure troppe volte ho notato come tutte queste risorse siano imbrigliate.

Non è un mistero ad esempio che i primi monaci buddhisti consideravano il percorso di illuminazione come distacco dal mondo – quel distacco dal mondo che per molte sette è strumento di manipolazione – e che la famosa compassione che riallaccia i rapporti dei monaci col mondo è stato un concetto introdotto in India secoli fa su pressione dei brahmini, i preti indu che, pressati dal potere politico dell'epoca, temevano che i monaci potessero diventare una nazione nella nazione. Pensateci ogni volta che leggete un testo del Dalai Lama, perché se leggete che l'uomo ha due strumenti per rapportarsi alla realtà, il cuore e l'intuizione, e che il cuore è costituito dai sentimenti che ci legano a tutti i nostri simili mentre l'intuizione è la comprensione immediata della natura impermanente della realtà, non crediate di trovarvi di fronte a concetti religiosi, frutto di una evoluzione dell'animo dell'uomo: siete invece di fronte al frutto di una contrattazione costata lacrime e sangue. Del resto un monaco direbbe che un transessuale, ad esempio in Thailandia, non è altro che un uomo che in un'altra vita è stato particolarmente libertino, e che quindi in questa vita è stato punito con questa forma di vita 'ambigua'.

Leggo sul blog di una modella che seguo con grande interesse perché ha colpito violentemente la mia fantasia qualche mese fa, e non intendo la mia fantasia da maschio alfa, di una energia erotica che non è di tipo sessuale, ma che è una energia intima, vitale, quella del battito del nostro cuore e dei nostri piedi che assimilano energia dalla terra, e sono sostanzialmente d'accordo con lei; adesso potete capire perché ha colpito così tanto la mia fantasia, e non intendo la mia fantasia da maschio alfa. Io ci credo. Non possiamo essere cinici e pensare che ciò che ci viene dato in pasto sia la verità, che quello che conta è ciò che appare, poco importa che sotto sotto si debba vivere di compromessi che ci staccano sempre di più da noi stessi, ma nello stesso tempo dobbiamo anche sapere che ogni volta che entriamo nel regno del 'profondo' non ci troviamo ad avere a che fare con un regno perfetto e ideale, sganciato dal mondo dell'apparire e dai compromessi. Quel mondo profondo ha dei legami molto stretti con il mondo delle apparenze, che lo ha costretto, compresso, mutato, altro che rimodellamento del corpo umano da parte della tecnologia chirurgica.

La vera RCS, o riconversione dei caratteri sessuali, è avvenuta proprio nel mondo dello spirito, e vorrei scriverlo all'inglese, the world of the spirit, perché almeno lo spirito sarebbe, o potrebbe essere, quello di Albert Ayler; capita a volte di morire come un cane quando si cerca di essere se stessi, ma a quel livello vi dico anche che ogni volta che mettevo un metacrilato di Albert nel lettore CD io non ero così convinto che lui fosse morto, se quello che esprimeva era così vivo. Il mondo della cultura, il mondo spirituale, sono stati i primi mondi a subire il peso dell'ideologia vittimista e aggressiva di cui vi parlavo sopra. Se dovete leggere un libro, vi consiglio di leggere un libro scritto negli anni Novanta, per non dire scritto negli anni Settanta. Ma già negli anni Novanta si trova tanta roba buona. Cecità di José Saramago, ad esempio, che è un libro geniale sopratutto per il suo bellissimo finale, vi sfido a leggerlo e a capirlo. Io ho smesso di essere cattolico da lì. O tutto il teatro di Sarah Kane ad esempio. Non ho più trovato un'altra artista come lei, capace di frugarsi dentro le cicatrici per dire cose vere. Oggi lo abbiamo forse disimparato, e non è un caso, noi siamo i veri monaci tibetani, quelli cui è stato ritorto il cervello, ecco perché molti italiani ad esempio partecipano a manifestazioni per la liberazione del Tibet. Questione di cuore e intuizione, come direbbe il Dalai Lama, solo che non tutti vi diranno la verità com'è, perché è stata una lotta subdola, violenta, e molti di noi sono saltati sul carro del vincitore perché faceva comodo.

Due parole ancora sulla mia professione di fotografo. Ho realizzato, stando a contatto con i soggetti delle mie foto, una cosa che sapevo già, ovvero che la fotografia può essere un'arte subdola. Ho sentito miei colleghi richiedere un albo professionale, come all'epoca del fascismo – domanda: ma se un giovane di Quarto Oggiaro o Secondigliano volesse esprimersi e coi vostri parametri non può, allora che si fa, lo si condanna al fine pena mai? Non ci avete pensato che se vi siete condannati a essere fotografe donne che per fare fotografie ai matrimoni debbono trattare con preti misogini – parole loro, non mie, è per colpa vostra e del mercato della fotografia? Lungi da me il voler passare per personaggio contro, perché non ho tempo da perdere con queste cose all'italiana, ma alla fine ho il sospetto che un fotografo di moda potrebbe avere con le sue modelle un rapporto più sincero di quello che potrei avere io coi miei soggetti 'borderline'. Voglio dire che il fatto che io mi stia occupando, per ora, di un certo tipo di soggetti non è una garanzia di schiettezza del mio lavoro. Ho letto di un fotografo che è stato in Bosnia e ha fotografato una ragazza che correva sotto i proiettili dei cecchini, a rischio di prendersene qualcuno. E' stato redarguito dai suoi amici, quando è rientrato nel bar da cui era uscito non appena sentiti i primi colpi.

Da un certo punto di vista, sento che loro avevano fatto bene. In questo articolo, il fotografo ricordava le domande che aveva in testa mentre scattava, e nei confronti di quel modo di fare fotografia io per ora nutro una sensazione ambivalente. Sto prendendo parte ad alcuni incontri istituzionali sulla prostituzione perché mi piacerebbe mostrare la vita quotidiana di una puttana, lo scrivo così con tono polemico, in polemica contro il rinchiudere un percorso esistenziale in uno schema sociale, perché la 'nuda vita' va sempre al di là della rappresentazione e fotografare una puttana, lo scrivo così in polemica contro la rappresentazione del corpo umano in fotografia e il suo utilizzo delle luci da studio per tracciare una lettura psicologica del volto, la luce a 45 gradi per le donne e quella laterale per gli uomini, mi permetterebbe di far vedere cosa è la realtà, e di spazzare via con un click tutti i discorsi con cui quotidianamente copriamo il nostro attuale destino, a meno che non facciamo qualcosa, di vittime violente.

Ma se hai quell'approccio al reale, se hai quel pungolo che ti spinge, come ce l'hanno molti miei colleghi, a volte ti trovi come la protagonista del romanzo di Saramago: appena smetti di guidare i ciechi, quando loro recuperano la vista, la perdi tu. Ma il gioco vale la candela, perché il gioco è uno degli impulsi e istinti primari di un essere umano, quello di vedere i propri simili vivere una vita più degna, migliore, e di dare il proprio contributo. Non credo che siamo in pochi a giocare questo gioco. Credo al contrario che siamo in molti – alcuni li ho incontrati in queste settimane di frequentazioni fotografiche – e che chi non sente quel pungolo, quella domanda dentro, è perché gli è stata seppellita dentro da una marea di discorsi e giochi di società distorti. Bisogna stare quindi molto attenti, per essere sé stessi.


Ad esempio io, come accennavo, non credo che un fotografo di moda sia più superficiale di un fotografo di reportages. Io ho visto modelle intrattenere rapporti di amicizia con i loro fotografi, vedersi un film assieme, ridere durante una sessione rivedendo gli scatti, scambiarsi emozioni che sono vere, reali. Credo che sia possibile andare a fotografare una realtà scomoda perché il mercato lo richiede, e lasciarne perdere altre perché il mercato non è particolarmente interessato. State attenti, le immagini non sono mai neutrali. Credo anche che le polemiche su Photoshop siano finte, perché un fotografo vecchio stile sceglieva le sue pellicole e le sue carte fotografiche con lo stesso atteggiamento di un fotografo digitale che sceglie di utilizzare le curve di regolazione per rendere un cielo più drammatico. Credo infine che conti molto il cuore, questo organo che ogni tanto ci può tradire, ma che quando lo fa ci dice sempre la verità, e infatti mi innamoro sempre di ciò che ha un cuore, come credo ognuno di voi che è arrivato alla fine di queste righe.