domenica 29 marzo 2015

Qualcosa del genere

"Have you ever thought of the feeling I get when I'm alone with you?" -- Deep Purple, 'You can't do it right'


Domenica, giornata di riposo che ho sempre odiato, perché mi ricorda la natura borghese dello scorrere del tempo, il suo essere giocato e articolato a livello sociale tra convenzioni e regole che nulla o poco hanno a che spartire con i palpiti delle nostre emozioni e del nostro cuore. Qui, nel mondo dell'ordine, c'è un tempo per il lavoro e uno per il riposo. Stamattina invece, ancora a letto, ho sognato la musica che ascoltavo nella mia adolescenza, prima di svegliarmi al suono della voce di una vicina di casa, anziana, che parlava al telefono con una voce che mi pareva grottesca come tutto ciò che vive qui attorno di vita (im)propria.

Ho un altro vicino di casa che suona il pianoforte, e che si esercita la mattina verso le undici e il pomeriggio verso le tre. Suona quasi sempre gli stessi brani, non so dirvi cosa di preciso perché non ho una conoscenza della musica classica così approfondita – so solo che Vladimir Horowitz mi fa venire la pelle d'oca per quanto è preciso, profondo e emotivo nello stesso momento – ma quando lo ascolto penso proprio a quanto fa male all'arte la vita piccolo borghese di cui vi parlavo. Se il mio vicino fosse un tossico che suona la chitarra elettrica sarebbe molto più interessante, ai miei casuali lettori di destra questi sembreranno clichés da maledettismo di provincia, ma tant'è. Al cuore non si comanda.

In quel pianoforte io sento non tanto l'imperizia tecnica – perché per ogni pianista che calca i palcoscenici di tutto il mondo ce ne sono almeno un centinaio che stanno imparando e si stanno esercitando, quindi è statisticamente più difficile che io mi trovi a vivere vicino a un novello Arturo Benedetti Michelangeli – quanto un qualcosa di sinistro che non so definire a parole, ma che mi spaventa perché sento impregnato dall'aria che si respira qui attorno, un qualcosa che potrei definire come una voce che ti dice 'hai uno strumento artistico tra le mani, goditelo e sognati artista, ma continua a portare la tua vita sui soliti binari, non metter naso fuori dell'uscio di casa'.

Tutto questo mentre i Godspeed You Black Emperor! e Carla Bozulich vengono a suonare dalle mie parti. Non ci sarò a quel concerto. Di musica dal vivo negli anni passati ne ho ascoltata a pacchi, mi sono commosso ascoltando quel 'vecchio' sassofonista sputare blues dal fondo della propria anima e indignato nel vedere che quel mondo in generale si sta dirigendo verso il puro mercimonio artistico della nicchia alternativa ma senza più contenuti che il far di sé un blasone, e non ho più voglia di attendere emozioni da chi non ha più voglia di connettersi col mondo che lo circonda nella segreta speranza di metterlo a ferro e fuoco. Ho detto basta all'arte come merce.

Ho scritto una lunga mail a un amico, sulle mie esperienze fotografiche. Ho cercato di spiegargli che lui, che ha una bridge e una vecchia analogica, fotograferà sempre e solo quello che è, e che per entrare in contatto col mondo che lo circonda e uscire dalla sua condizione di monade dovrà imparare a perdersi in esso, in un particolare, in virtù di qualcosa che fa rima con la parola amore. Mi ha detto che se l'è stampata, quella email, e che la considera un piccolo workshop a distanza. Ho visto delle sue foto scattate a un tetto in eternit, e ho pensato a delle immagini che ho strappato di notte a dei piccoli paesi, vi ricorderete tutti di quelle fotografie.

Oggi, e questo è il motivo per cui ho deciso di scrivere, ho notato tramite le statistiche del mio blog di avere avuto un picco di lettori. Oggi, una ventina di persone mi hanno letto, e questi lettori provengono tutti o quasi dall'Ucraina. Non so dirvi perché in questa domenica di inizio primavera ben ventitré persone abbiano deciso di leggermi pur vivendo in una zona d'Europa sfregiata da una guerra dove né i fascisti autoctoni di Pravy Sektor né le milizie russofile - voglio dire, vi ricordate di quando Vladimir Putin più di dieci anni fa gasò i Ceceni? - stanno facendo una bella figura ai miei occhi.

Ma l'Ucraina è anche la patria delle Femen, che mi fanno tanta simpatia, perché più di sei anni fa, prima di mettersi a protestare a seno nudo, urlavano i propri slogan politici contro gli occidentali che si recavano da loro per trovare donne giovani, non come si fa in Thailandia – esistono varie sfumature di grigio, volevo dire di turismo sessuale – ma comunque con la speranza che quelle ragazze povere e giovani fossero ben orientate a un bel matrimonio. La reificazione della donna ha molte facce, ce ne sono alcune che si mascherano dietro la rispettabilità sociale ma che fanno comunque i loro bei danni alle coscienze dei singoli e delle nazioni, deturpandole.

Mi piacerebbe davvero sapere qualcosa di più su questi miei lettori. Sapere come vivono, cosa sognano, per cosa stanno lottando e se stanno vivendo una vita degna di essere chiamata tale. E' un po' che i nostri media tacciono su quanto avviene in quelle terre, e questo non è mai un buon segno. I nostri mezzi di informazione si dimenticano di così tante cose, in maniera spesso criminale distorcono i fatti, e in questi giorni tutti i riflettori sono rivolti a un giovane copilota di un volo tedesco che ha deciso di suicidarsi portando con sé i passeggeri presenti sul suo volo. Forse in Ucraina si continua a soffrire, ma quel dolore non fa più notizia. Occorrerà aspettare per sapere la verità.

Ho passato gli ultimi tre giorni a leggere il blog di una giovane modella che amo tantissimo. Gliel'ho comunicato, perché penso che se qualcuno ci scalda il cuore, è giusto che lo sappia. Lei scrive benissimo quando si tratta di sé stessa e dei moti del proprio animo. Proprio in questi giorni sto componendo una poesia per mio padre e vorrei che un poco della sua capacità introspettiva mi venisse in aiuto, quindi sto studiando il suo stile e rileggendo delle cose che ho scritto sento che non siamo poi così distanti, se non per il fatto che lei è molto più giovane di me e io, alla sua età, non sapevo guardarmi dentro così bene.

Ho trascorso le ultime due notti a immaginare, prima di addormentarmi, di dormire in un letto grande con lei e un'altra mia amica, che nella mia testa le somiglia tantissimo per consistenza. Lo so che condividere il giaciglio con una donna di solito significa erotismo, ma io ho anche un animo bambino dalla mia, cui non ho rinunciato, e quindi una cosa come questa, nella mia mente, assume un'aria del tutto innocente. Io amo la semplicità e la schiettezza, e tenermi vicine col pensiero due persone cui voglio bene per delle qualità che intuisco nel loro animo, è un puro desiderio del cuore.

Per darvi un'idea, inizialmente ho immaginato di dormire in mezzo a loro, per essere circondato dalla loro bellezza interiore. Poi però ho iniziato a preoccuparmi del fatto che a una di loro avrei dovuto girare le spalle, e che le avrei quindi negato l'intimità del nostro sonno in comune per donarla tutta all'altra. Ho quindi optato per stare su un lato esterno del letto, nella mia immaginazione, in modo da poterle guardare in viso entrambe mentre dormivamo. Dite la verità, provate a non mentirvi. Riuscireste a immaginare di dormire con due ragazze, o due donne, senza che ci sia del sesso di mezzo? Io sì, con loro due non ho problemi. Sono i miei angeli custodi, mi fanno rinascere e mi accompagnano al crepuscolo vero la terra senza luce dove potrò ricongiungermi con la mia metà oscura.

Ogni uomo dovrebbe avere almeno una donna con cui relazionarsi e grazie alla quale imparare a guardarsi dentro. Perché a noi uomini la società chiede di saper gestire il potere per integrarci, e nulla di ciò che ha a che fare col potere attiene o pertiene alla nostra intimità. L'intimità, che è come il trattenere il respiro in una situazione di pericolo, o di tensione emotiva, tutti questi moti della nostra anima, è una cosa che il nostro io cosciente deve saper negare per poter arrivare al successo. Per essere persone che vivono della pura superficie del mondo, dobbiamo saperci articolare nel reale così come i politici fanno coi loro discorsi. Saper parlare di tutto per non dire niente. Essere meccanismi perfettamente oliati e luccicanti, senza ombre né macchie.

E io sono stanco di tutto questo. E non da ora. Anche il fare sesso con una donna può essere una questione di potere. Per le donne che conosco e amo non è mai così, ma per gli uomini sì. Per questo anche nella mia immaginazione il sesso fa meno capolino che in passato, quando era una proiezione nel futuro o nello spazio mentale di rapporti che avevo già avuto con persone diverse da quelle con cui ero stato effettivamente a letto, ripetizione di ricordi in cui il piacere mentale aveva la funzione di sbloccare o sciogliere delle tensioni che provenivano dal costante esercizio della memoria del presente.

Mi piacerebbe avere un dialogo con una ragazza abbastanza matura e confidente sul tema del desiderio. Io credo che desideriamo una persona quando l'accesso alle emozioni che questo essere vivente ci suscita ci permette di penetrare in un'area inesplorata della nostra emotività. Per questo non amo come la maggior parte degli uomini vive il desiderio. Ho conosciuto uomini che si sono sentiti minorati se frustrati nelle loro capacità amatorie, al punto di arrivare a bere bicchieri di troppo. Non mi è mai successo di conoscere una donna che soffrisse di queste stesse tensioni. Penso che le donne mi siano più simili degli uomini, da questo punto di vista.


Su questo incentrerei questo possibile futuro dialogo, su come il desiderio si lega all'emotività e alla conoscenza di sé. Perché penso di avere molto da imparare al riguardo dalle mie probabili interlocutrici. In fondo è per questo che ci cerchiamo, nella quotidianità. Un odore, un sapore, non sono altro che mappe della nostra memoria, frammenti della nostra essenza. Cerchiamo l'altro per avvicinarci a noi stessi da una nuova prospettiva. Per fuggire da una gabbia. E' l'altro che ci prende per mano e ci fa scivolare dentro noi stessi, mentre noi ci dimentichiamo del rumore che fa la nostra testa e iniziamo a scivolare tra le onde, e impariamo a farci cullare dalla marea.  





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